Cassano: «Penso di poter dire ancora la mia. Garrone…»

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Antonio Cassano ha lasciato la Samp da qualche giorno, ma ha ripercorso i momenti in blucerchiato: «Delneri? Un onesto, ti dice le cose in faccia»

Antonio Cassano e la Samp, una storia in due capitoli. Il primo, pieno d’amore e chiuso malamente; il secondo, un sequel non riuscito, non solo per colpe sue. In una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”, il barese ha voluto ripercorrere la sua carriera, con una particolare attenzione per il passaggio al Doria, diviso in due stint, ma in ogni caso significativo per definire l’eredità del fantasista.

ALLENATORI E DELNERI – Tra i mister, la preferenza va a Roberto Donadoni, con cui è stato in nazionale e al Parma. Una parola per Gigi Delneri, però, Cassano la spende, anche perché il rapporto non sembrava dei migliori dopo quanto successo a Roma: «Oggi ti dico la sincera verità. A distanza di dieci anni lo sai qual è uno dei pochi allenatori che sento? Del Neri. Perché poi l’ho rincontrato alla Sampdoria. E’ una persona leale. Nel mondo del calcio difficilmente ne incontri: ti dice le cose in faccia. All’epoca io ero un pazzo scatenato, pensavo che tutti ce l’avessero con me e che sbagliavano sempre gli altri e mai io. A distanza di tempo mi sono accorto che più di qualche volta avevo torto io».

L’APPRODO GENOVESE E GARRONE – Poi come vai via tu da Madrid? «Volevo tornare a casa, in Italia. Perché mi mancava tremendamente l’Italia, mia mamma non stava bene a Madrid, faceva fatica nell’ambientarsi lì. C’era l’opportunità di tornare in serie B alla Juve. Per la seconda volta l’ho rifiutata e sono andato alla Sampdoria perché, come ho sempre detto, la Juve è una bella donna ma non mi prende. Io sono fatto così». Alla Samp come ti trovasti? «Benissimo, ho trovato nel mondo del calcio la persona umanamente più grande che si possa trovare: il presidente Riccardo Garrone. Era una persona… non ho aggettivi per descrivere la bontà, l’umanità, di questa persona. Era il padre che avrei voluto avere». Però tu hai avuto anche un conflitto con lui? «Quello è il rimpianto umano più grande che ho, la cosa che tornando indietro non rifarei mai. Rifarei forse tutto il resto ma il litigio che ho avuto con lui ancora oggi non me lo perdono. Però prima che morisse abbiamo chiarito, mi sono messo l’anima a posto e ci siamo riappacificati. Però è stato un errore, un torto che a una persona del genere non si poteva e doveva fare. Non lo meritava assolutamente. Mi ha fatto tanto soffrire e tornando indietro non rifarei mai ad una persona del genere una cosa del genere».

IL PRESENTE – Adesso che vuoi fare? «Mi piacerebbe continuare a giocare perché, dopo i miei figli e mia moglie, la mia vita è il calcio. Io amo il calcio, sono follemente innamorato del pallone e mi piacerebbe tornare a giocare a calcio. Ho una grande voglia. E’ la prima volta che sono rimasto al mio peso, anche se sono fermo da sei mesi. Mi sto allenando duramente con i ragazzini perché ho un grande entusiasmo per tornare a giocare. E sono pronto per farlo». Hai avuto proposte? «Sì, all’estero sì. In Italia ho avuto delle proposte dal Palermo a luglio scorso e anche il Crotone pochi giorni fa mi ha cercato. Però sono innamorato di Genova e mi piacerebbe rimanere nei dintorni, al Nord, se dovessi giocare in Italia. Se invece dovessi andare all’estero, cosa che non escludo, sarebbe ovviamente un altro discorso». Giocheresti anche in serie B? «Il Pupo a quarant’anni, con questa serie A, può divertirsi ancora un paio d’anni e io penso, a trentaquattro anni, di poter dire ancora la mia. E non facendo solo la presenza. Se arrivasse il momento in cui diventassi ridicolo nel calcio, se non ce la facessi più, sarei il primo a smettere. Io ora sono convinto di poter ancora divertirmi e fare la differenza, in serie A».

FUTURO ED EREDI – Come immagini il tuo futuro quando avrai smesso? Cosa pensi di fare dopo? «Mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio. Fare il direttore tecnico o nel settore giovanile, per vedere i ragazzi. Il calcio è la passione della mia vita, è l’unica droga che conosca». C’è un giocatore giovane che ti assomiglia? «Secondo me oggi, in serie A, ce ne è uno solo. Abbiamo dei ruoli diversi, però l’unico che mi assomiglia, come inventiva, come qualità, come personalità è Insigne del Napoli. Ha genio, è terrone come me. Rivedo in lui tante cose di me». Che cosa è il calcio per te? «Il calcio è gioia, divertimento, passione. Tutti gli aggettivi più belli che esistono al mondo valgono per il calcio. Il calcio è una droga positiva, come la Nutella». E se dovessi dire ad un bambino a cui piace il qual è l’errore da non fare? «La cosa che gli direi di fare è divertirsi. La cosa che gli direi di non fare è mancare di rispetto alle tante persone che hanno dei ruoli vitali nel mondo del calcio: presidenti, allenatori, dirigenti ecc. Che abbia tanto rispetto per queste persone, perché poi quando arrivi ad un certo punto, se non lo hai fatto ti arriva il conto, come sta succedendo a me adesso. Nel senso che tutti hanno paura di prendermi e hai difficoltà a trovare squadre. Questa è la realtà dei fatti. Rispetto per gli altri, il miglior investimento possibile».

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