Cavasin bacchetta Macheda: «Mezza stagione alla Samp non gli ha compromesso nulla»

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L’errore più grande dalla sua carriera fu quello di giocare in Italia. Tornato in Inghilterra, ha dovuto faticare il triplo. Quasi a dire che se la sua carriera non è decollata quando avrebbe potuto, è stata colpa della Sampdoria e di quella terribile stagione che tutti conosciamo.

 

Le dichiarazioni rilasciate da Federico Macheda la scorsa settimana non sono passate certo inosservate e in effetti hanno destato una certa curiosità: può davvero una mezza stagione storta, stortissima, aver compromesso la carriera di un giocatore che ormai da 5 anni è uscito dai radar dei club di prima fascia e sembra destinato a restarne al di fuori per tanto, tanto tempo? Per rispondere a questa domanda abbiamo interpellato chi alla Sampdoria lo ha conosciuto e allenato, seppur per poco tempo: mister Alberto Cavasin. «Non penso che la sua carriera possa essere stata inficiata da quella stagione, punto. Tutti abbiamo vissuto quella stagione, è stata una bruttissima parentesi ma da lì a dire che possa avergli condizionato la vita…

 

Alla Sampdoria ho vissuto un breve periodo, difficilissimo per diverse situazioni e tutti abbiamo accusato la drammaticità della situazione, quei due mesi sono stati difficili, li abbiamo vissuti con il cuore in gola. Sicuramente non è stato un bel periodo per nessuno, ma era normale: non potevamo pensare di andare in discoteca a divertirci. Macheda aveva una positività… Parlavo con lui, lo caricavo, aveva degli slanci di positività ma al contempo alle volte si chiudeva: era un suo modo di essere, ognuno in quel periodo lo viveva a suo modo e non gliene faccio una colpa, vedevo che ne soffriva. Alle volte sul campo e negli allenamenti tendeva a isolarsi, quindi lo prendevo, caricavo, cercavo di coinvolgerlo. Aveva degli slanci professionali talmente positivi…

 

Tutti vivevamo male, dal magazziniere a tutti quanti. Ci aiutavamo a vicenda nelle difficoltà: lui ha vissuto quel periodo come tutti noi, non in maniera diversa. Se lui ha detto certe cose penso che anche in un’esperienza così negativa solitamente uno si rafforza e passato il periodo ne trae beneficio. Solitamente l’uomo, chiunque, va oltre. Non può essere una stagione a farti rovinare la vita. Un brutto infortunio è un’altra cosa, se uno poi è costretto a non giocare più a calcio per 10 anni allora sì che può pensare di essersi giocato la carriera».

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