Consigli per gli acquisti – Hiroki Yamada

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Che dire, il calcio si sta espandendo: la globalizzazione ormai non riguarda più solamente l’economia e la cultura, ma anche il mondo pallonaro è stato travolto dallo scambio internazionale. Ormai Europa e Sud America non sono le uniche potenze del calcio, ma pian piano anche il resto del mondo sta cercando di raggiungerle e, a tal fine, produce giocatori molto interessanti. Una ventina d’anni fa, Pelé annunciava che un’africana avrebbe vinto il Mondiale, mentre gli Stati Uniti ospitavano la Coppa del Mondo del 1994. Negli ultimi tempi, anche il continente asiatico sembra essersi messo in pari. E l’Italia l’ha imparato sulla propria pelle di recente.

Infatti, nell’ultima Confederations Cup, chi ha visto Italia-Giappone ha vissuto una notte di passione: 4-3 per gli azzurri, ma i nipponici sono sembrati – per larghi tratti della partita – in grado di gestire e dominare i vice-campioni d’Europa. Non è altro che il segnale di una crescita continua di questo movimento calcistico, così come lo è il pressing del Milan per prendere Keisuke Honda dal CSKA Mosca o la presenza di Shinji Kagawa tra le fila del Manchester United. Proprio per questo, mi sento di consigliare un giocatore per la Samp. Sappiamo come Delio Rossi stia ripartendo dal 3-5-2 in quel di Bardonecchia, ma non si è ancora vista quella punta di qualità che manca al centrocampo: manca il famoso “10” classico. Eder e Sansone sono due seconde punte, mentre Krsticic pare più adatto all’impostazione da regista.

Così, ecco che il nome di Hiroki Yamada potrebbe esser utile ai colori blucerchiati. So già cosa penseranno molti di voi: «Non tutti sono Honda o Kagawa, mica il Giappone è pieno di fuoriclasse». La risposta è che non è propriamente così: a causa della sua evoluzione e della sua crescita, il Sol Levante sta assomigliando calcisticamente sempre più al Portogallo, con una grande produzione di giocatori promettenti sopratutto nella zona d’attacco. Nella trequarti, poi, la nazionale nipponica è piena di talento. E Yamada, classe 1988 e natio della prefettura di Shizuoka, potrebbe essere una delle prossime stelle della rappresentativa di Alberto Zaccheroni.

Il capitano e trequartista dello Jùbilo Iwata è diventato professionista solo dal 2011, dopo un buon trascorso alla Meiji University: infatti, in Giappone, i giocatori seguono il modello americano, facendo esperienza nelle università e poi firmando per le squadre professionistiche (ma senza il draft, tipico dell’NBA). Yamada ha firmato per il Jùbilo anche perché è cresciuto nella stessa regione dove è situata la squadra di Shizuoka; al primo anno da “pro”, il numero 10 dell’Iwata si è disimpegnato da esterno d’attacco, sia a sinistra che a destra, trascinando la squadra nonostante la poca esperienza. Poi, l’anno scorso c’è stata la svolta: il manager Hiroshi Morishita gli consegna la fascia di capitano e, a metà stagione, lo sposta nella sua posizione naturale, quella di trequartista.

Gli esiti sono ottimi: dodici gol e sette assist stagionali certificano la maturazione a livello nazionale, dopo una prima stagione conclusa già a buoni livelli. Quest’anno, purtroppo per lui, lo Jùbilo non se la sta passando bene, con il rischio di retrocedere nella seconda divisione giapponese: ciò nonostante, i sei gol in diciassette presenze di quest’anno hanno portato Yamada alla prima convocazione da parte di Zaccheroni in nazionale. Proprio domani, infatti, il “10” del Jùbilo potrebbe esordire con la “Nippon Daihyo”, in occasione della prima partita della EAFF Cup, una competizione che vede di fronte Giappone, Cina, Corea del Sud e Australia. E chissà che non sia l’occasione per strappare un pass in vista del Mondiale 2014. Se volessimo trovare un giocatore europeo a cui il ragazzo si avvicina molto, viene in mente David Silva, con cui condivide l’ottimo senso dell’assist, un buon tiro dalla distanza e la capacità – sempre più introvabile – di destreggiarsi con entrambi i piedi.

Intanto, però, cosa potrebbe aggiungere Yamada a questa Samp? Innanzitutto, potrebbe dare ai blucerchiati quel “10” che la Samp cerca da diverso tempo. Nell’anno della promozione dalla B alla A, ci sono voluti Foggia e Juan Antonio insieme per aver quel fantasista di cui il Doria aveva bisogno; invece, l’anno scorso, proprio quel briciolo di genio calcistico è mancato sia a Ferrara che a Rossi. Inoltre, con la sua duttilità, Yamada può occupare tutti e tre i ruoli in una trequarti, sia che si tratti di 4-2-3-1 che di 4-3-3. Nel caso specifico del tecnico blucerchiato, Yamada potrebbe essere il quinto di centrocampo, trasformando il 3-5-2 in un 3-4-2-1; oppure, il giapponese potrebbe essere usato come cerniera tra centrocampo e punta, in un 3-5-1-1 che ricordi tanto quello usato dall’Udinese di Guidolin.

Il suo contratto scade nel dicembre del 2014 e, secondo transfermarkt.com, il suo valore si aggira attorno al milione e mezzo. Certi affari vanno colti al volo. Tanto per fare due esempi, si torna ai sopracitati: Shinji Kagawa, quando fu acquistato dal Borusssia Dortmund nell’estate del 2010, costò appena 300mila euro a Klopp. E che dire di Keisuke Honda? Arrivò da svincolato al VVV-Venlo, allora squadra della seconda serie olandese: la trascinò talmente in alto che, nel gennaio 2010, il CSKA Mosca pagò sei milioni pur di averlo. Insomma, ci sono occasioni da sfruttare, come fece Salvatore Schillaci: dopo l’Inter, nel 1994, l’attaccante si trasferì proprio al Jùbilo Iwata: chissà che non sia tempo di far fare a qualcuno il viaggio inverso.

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