È quasi magia Giampaolo

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Una premessa: non parlerò del rigore di Francesco Totti, non commenterò un’azione che le immagini video non ci permettono di avere chiara e che, al momento, spacca in due la valutazione del fallo di Skriniar su Dzeko. Non è questo Roma – Sampdoria, non è la sconfitta che matura all’Olimpico, non è il 3 a 2 dei giallorossi, ma è 90 minuti di gara che hanno denotato alcune debolezze del Doria, ma anche delle importanti realtà che Giampaolo ha saputo mettere in campo.

Nonostante la Sampdoria stia continuando a fare a meno dei nuovi acquisti, tra cui Bruno Fernandes e Praet, che puntualmente vengono sottratti agli ordini di Giampaolo per gli impegni nazionali, la resa tattica è funzionale. La squadra dell’ex tecnico dell’Empoli corre, crea gioco, finalmente fa girare la palla come dovrebbe: finalmente la Sampdoria ha un allenatore che sa come far giocare i suoi e lo fa affidandosi a degli interpreti che hanno margini di crescita davvero ampi, da Linetty a Torreira, che giganteggia in mezzo al campo nonostante abbia dinanzi a sé dei decani come De Rossi e Strootman. Lo stesso reparto offensivo è incredibilmente perfetto, con Muriel che sembra aver finalmente trovato l’anno giusto, aver capito che le qualità, da sempre decantate da Serse Cosmi in avanti, le ha nei suoi piedi. Il gol dell’1 a 1 è perfetto, è figlio di una coordinazione incredibile, di una capacità di vedere la porta fulminea, perché la palla scodellata da Regini è precisa, ma il tiro al volo lo è di più. Non è da tutti.

Le pecche restano, purtroppo, in difesa: se il capitano continua la sua crescita, confermando che i sei mesi agli ordini di Sarri e col Napoli gli hanno fatto bene, perché marcare Higuain in allenamento ogni giorno non può che giovarti, i difetti sugli esterni iniziano a farsi sentire. Diversamente dai suoi trascorsi con la maglia del Grasshopper, Pavlovic ieri ha dimostrato non poche lacune in fase di copertura: non tanto per essersi fatto sfuggire Salah in occasione del gol, sulla quale azione ha deciso di lasciarsi infilare alle spalle, quanto per l’aver sempre lasciato scoperta la propria fascia. Soluzione che lo stesso Dodô ha voluto applicare nei suoi scarsi trenta minuti di partita: è stato a dir poco incredibile vedere come la Sampdoria abbia deciso di arrendersi sull’esterno sinistro nella ripresa dopo l’ingresso dell’ex Inter, che ha lasciato sempre praterie all’egiziano. Sinceramente se Dodô mette queste premesse in campo, sarà importante che il Doria valuti il futuro del giocatore quanto prima, perché una sostituzione dopo trenta minuti di blackout è indice di dover rivedere molte cose nel suo ruolo. La mia, mi spiace, è una bocciatura totale per la gara di Roma. 

Le sofferenze si sono viste anche sulla fascia destra, purtroppo, ma soprattutto dopo l’ingresso di Budimir, che non ha coperto come invece stava facendo Muriel: l’ex Crotone è stato così ingenuo da lasciarsi rubare anche la palla da Bruno Peres in una difesa incredibilmente ostinata della palla, nonché insensata. Segno di inesperienza e di necessità di crescita, soprattutto mentalmente. Sono molte le defezioni mostrate dal Doria, che nel secondo tempo ha subito tantissimo l’inserimento di Totti, che pur giocando da fermo riesce ancora a servire palloni invitanti per tutti. Ad avercelo un giocatore così in rosa: alla Sampdoria farebbe molto comodo un fantasista che, seppur da fermo, riesce a lanciarti a rete con una visione di gioco che nessun altro ha. Purtroppo dobbiamo solo invidiarlo alla Roma, che rinasce sui lanci del capitano e sugli inserimenti di Dzeko, che per fortuna sbaglia con quasi la stessa costanza dello scorso anno. E per fortuna noi in porta abbiamo Viviano, che nonostante sia scoordinato nell’uscita sull’attaccante bosniaco in occasione del 2 a 2, evita l’imbarcata e ci permette di non sfracellarci in una goleada che non sarebbe stata per niente piacevole e giusta, viste le premesse. La sua reattività sarebbe da premiare, pur rimanendo indeciso nelle uscite. 

La Sampdoria quest’anno magari perderà altre partite così, purtroppo, perché un momento di smarrimento può succedere, ma in ogni caso perderà facendoci divertire, giocando al calcio, facendo girare la palla e creando azioni. Perché finalmente sulla nostra panchina siede un allenatore che sa come far giocare la propria squadra, ha una sua idea di gioco e sa come metterla in scena. E in campo pare ci siano gli interpreti giusti per accontentare le sue richieste, oltre che il piacere di noi tifosi. L’importante è che a infrangere i nostri sogni non siano attaccanti ballerini e arbitri bisognosi di protagonismo. 

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