Andrea Mancini: «Sogno me e mio padre alla Samp. Schick ha personalità»

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Esclusiva SampNews24 – Una piacevole chiacchierata con Andrea Mancini che ci racconta com’è il calcio in America, del suo essere tifoso blucerchiato, della Sampdoria e di papà Roberto

Andrea Mancini, figlio d’arte e attaccante del Cosmos. Ma anche tifoso blucerchiato, competente e appassionato. Con lui abbiamo toccato diversi temi, partendo dalle diversità che ci sono tra il calcio italiano ed europeo rispetto a quello degli Stati Uniti, proseguendo per i sogni sul futuro della sua carriera e l’essere focalizzato sugli obiettivi nel presente. Ovviamente una disamina attenta sulla Sampdoria dei giovani, dove Schick è quello che più ha impressionato e dove Giampaolo ha saputo essere maestro capace e grande motivatore. Ma iniziamo dal campionato americano che, come ci spiega Andrea Mancini, è indietro a quello europeo e italiano, ma che offre ai giovani la possibilità di crescere con meno pressioni: «Il campionato americano è diverso da quello europeo e quello italiano, è un calcio un po’ indietro a livello tattico-tecnico ma che sta crescendo a vista d’occhio anche per i giocatori che vengono comprati dall’estero. È un calcio molto fisico, per alcuni versi mi ricorda la Premier League degli inizi anni 2000, partite sempre molto aperte. Per i giovani la cosa più importante è giocare e qui, non essendoci retrocessioni, non ci sono le pressioni che ci sono in altri campionati e per questo possono crescere con più tempo. Qui a 23-24  anni sei considerato giovane mentre in Europa sei considerato già un adulto a livello calcistico. È un campionato interessante dove comunque ci sono dei giovani con potenzialità molto importanti. La serie A sarebbe il mio sogno, vedremo più avanti, ora sono sono concentrato a fare bene qui nei Cosmos, a lavorare giorno dopo giorno per migliorare e poi nel calcio non si sa mai cosa può succedere. Vedremo il futuro cosa mi potrà portare, sicuramente mi piacerebbe tornare in Italia un giorno, magari in Serie A».

LA SAMPDORIA DEI TALENTI: SCHICK FUTURO CAMPIONE – Passiamo alla Sampdoria, squadra che quest’anno sta veramente stupendo per i suoi talenti e per i risultati che sta conseguendo. Andrea Mancini, che noi abbiamo contattato grazie ai ragazzi del Sampdoria Club New York, ci fa una disamina completa sulla squadra di Giampaolo: «Quando posso seguo la Sampdoria, spero che faccia bene. Mister Giampaolo credo che porterà risultati importanti perché è un allenatore molto preparato, un tecnico che ha dimostrato tutto il suo valore perché sta facendo un qualcosa di veramente importante con la Sampdoria. Quest’anno ci sono tantissimi giovani e lui ha saputo a creare un gruppo solido, una squadra che ha tenuto testa a tante grandi. Riguardo ai singoli: Torreira già lo conoscevo dall’anno scorso, quando giocava a Pescara, già lo avevo notato ed è un giocatore importante. Praet e Linetty erano altrettanto conosciuti perché uno giocava all’Anderlecht e se ne parlava veramente bene e l’altro giocava al Lech Poznan e in nazionale con la Polonia, quindi giocatori giovani ma già conosciuti nell’ambito europeo. Quello che mi è piaciuto più di tutti è Schick è un ragazzo giovane che secondo me diventerà fortissimo, ha grandi margini di miglioramento e quando gioca lo fa con una tranquillità, una personalità di un trentenne. È veramente un giocatore fortissimo».

SPAZIO AI SOGNI A TINTE BLUCERCHIATE, PERCHÈ NEL CALCIO NULLA È SCRITTO  Guardando al futuro è difficile pensare a vedere di nuovo un Mancini con la maglia della Sampdoria, ma non è detto che non accada come sottolinea Andrea. Vale per lui come giocatore e magari anche per suo papà in qualità di allenatore: «Papà allenatore della Sampdoria? Non è facile come cosa, è più un sogno che qualcosa di realmente tangibile, poi nel calcio può succedere di tutto ed è bello per questo. Magari un giorno capiterà, ma ora è molto dura. A me farebbe piacere giocare nella Sampdoria un giorno, se si potrà avverare oppure no, non lo so. Sarebbe un onore per me vestire la maglia con cui mio padre ha fatto la storia, credo che sia normale sognare di giocare nella Sampdoria, magari con papà allenatore».

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