Ricordando Paolo Villaggio, l’intervista: «Garrone? Mantovani vero presidente»

Villaggio Sampdoria
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Ricordando Paolo Villaggio. L’intervista del 2013 sulla Sampdoria e la fede di una vita: «La crisi del nostro calcio rispecchia quella del nostro Paese»

Ha vestito per anni i panni di Ugo Fantozzi, il ragioniere effige dell’italiano medio e che ha rappresentato, e continua a rappresentare, una maschera di indiscutibile valore per la comicità e per la satira italiana. Ha vestito anche i panni di Giandomenico Fracchia, il sosia della Belva Umana, un successo televisivo d’altrettanto grande valore. Però lui è rimasto sempre Paolo Villaggio, attore, scrittore, comico, doppiatore, e anche tifoso della Sampdoria. Tifoso non da stadio, s’intende, ma supporter attento alle vicende della squadra blucerchiata. In vista del derby con il Genoa, Paolo Villaggio ai nostri microfoni ha risposto ad alcune domande circa l’attuale situazione delle due squadre genovesi, non disdegnando qualche frecciatina, come il suo modo unico e inimitabile ha sempre suggerito.

Domenica il derby si gioca alle 15, un orario insolito per la stracittadina e un orario durante il quale non ci sono incontri di pugilato. Vedrà quindi la partita?
«Lo guarderò più per pietà che per altro. Oramai è un derby che conta poco, non ci si gioca nulla. Entrambe le squadre rischiano la Serie B. Una volta che il calcio ti permette di vedere il Barcellona e il calcio spagnolo non sei più attratto dal calcio italiano. E poi ci sono altri sport che danno, oggi, più soddisfazione».

Ragionando da spettatore e non da tifoso pensa che la Sampdoria possa riuscire a battere il Genoa?
«Sinceramente spero di no, ma per un motivo semplice: Genova è una città che ha sempre avuto due squadre in Serie A e merita di mantenerle. Una vittoria condannerebbe il Genoa in Serie B. Ma anche la Sampdoria rischia, sia chiaro: perdere significherebbe ritrovarsi nella stessa condizione».

A inizio stagione, aveva detto, la Sampdoria è stata fortunata a trovare un calendario agevole e le do pienamente ragione. Ma dopo la fortuna cos’è arrivato? Perché la stagione ha preso questa piega?
«Dopo l’inizio di stagione è venuto inevitabilmente fuori il vero valore della squadra: questo è stato il problema. Una rosa che non era preparata benissimo. Guardiamo anche Mauro Icardi, questo giovane che a quanto si dice andrà all’Inter: il suo valore è stato falsato. Io non credo sia un campione e il suo valore è stato sicuramente costruito su quei sei gol segnati al Pescara».

Che opinione ha di Delio Rossi?
«Direi che è un po’ fumantino (ride, ndr). Comunque se anche a lei, che fa il giornalista, dessero una squadra con Messi vincerebbe il campionato italiano. Non trova? Si è trovato comunque in un ambiente tranquillo: Genova è una città pacata, non ci si accoltella e non si dà spazio alla violenza»

Assolutamente sì. Ma secondo lei la Sampdoria senza Riccardo Garrone avrà più ambizioni o Edoardo Garrone seguirà la linea pacata del padre?
«Non conosco Edoardo, quindi non saprei dire. Ma non è che Riccardo Garrone abbia rappresentato un grande significato. Il vero presidente della Sampdoria è stato Paolo Mantovani, che non ha mai ceduto e si è battuto per la Sampdoria».

In chiusura, Fantozzi questo calcio forse non lo avrebbe più amato, così come penso non lo ami più nemmeno lei. Che critica vuole muovere al sistema e che consiglio darebbe ai vertici di questo sport in Italia?
«La crisi del nostro calcio è inevitabilmente legata alla crisi del nostro Paese. Oramai anche un Paese come la Turchia, come può ben vedere, ci sta superando a livello calcistico: le squadre turche, d’altronde, stanno procedendo in maniera importante. Nel nostro Paese al momento manca denaro e questo si riflette sul calcio. Dobbiamo attendere che la situazione cambi, muti nel tempo, e magari potremmo vedere anche in Italia campioni come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo».

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