Ferrero, quando il ruolo è pura formalità

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Massimo Ferrero è decaduto da presidente della Sampdoria, ma tale decisione non cambia la sostanza dei fatti: Ferrero resta la guida di questa società.

La notizia oramai è sulla bocca di tutti, anche di chi non vive Genova e non vive la Sampdoria. Chi mi ha telefonato, tra amici e famigliari, chi me l’ha chiesto di persona a Milano, città dove vivo, ha ricevuto la stessa e identica risposta: «Non cambia niente». La domanda chiaramente era «cosa succede adesso?» e se ci pensate – ne sono certo – anche voi rispondereste tutti così. Facciamo un passo indietro: Ferrero ha visto decadere, come da comunicazione della Figc, il proprio ruolo di presidente, che lo spingerebbe a dover trovare, di conseguenza, una nuova figura che possa succedergli, verosimilmente un figlio o un nipote. Tale richiesta arriva perché al nostro presidente si imputa ancora il caso Livingston, per il quale, tra l’altro, ha patteggiato già da tempo: il patteggiamento non dovrebbe essere considerato alla stregua di una condanna, pertanto l’articolo 22 bis del regolamento al quale si appella la Figc non dovrebbe essere pertinente. Anche per questo la società Sampdoria si è mossa per definire ingiusta e non corretta la decisione della Federazione, che intanto però è stata categorica. Ora si pensa a uno scenario per risolvere tale situazione, ma a mio parere la soluzione è ancora più facile di quanto possa sembrare: Ferrero, che abbia una carica o meno, resta comunque il punto di riferimento di questa Sampdoria, di questa società e di questa squadra dal punto di vista tecnico, e sicuramente una carica decaduta non cambia la sostanza e la nostra attuale situazione.

Il rapporto con il numero uno blucerchiato è stato un po’ burrascoso in questi anni, con degli alti e dei bassi fatti registrare rispettivamente quando aveva iniziato a far parlare del Doria in ogni dove e quando poi, invece, i tifosi hanno iniziato a essere saturi dei suoi atteggiamenti spesso pagliacceschi; ma nonostante ciò, nell’ultimo anno sembra che Ferrero abbia trovato la giusta quadratura del cerchio e sia riuscito a raccogliere attorno a sé, anche grazie ai risultati sportivi, un consenso che va sicuramente oltre la nomina di “presidente”. Se quindi un anno fa gli si poteva imputare l’errore di aver scelto Zenga come condottiero in Europa, adesso con la scelta e la conferma di Giampaolo possiamo senza alcun problema affermare che il nostro presidente ha saputo indovinare la strategia tecnica per la Sampdoria, così come è stato bravo a legarsi alla persona che sta facendo parte delle nostre fortune per un periodo decisamente lungo. Visto il passato, visti i casi Mihajlovic e Montella, riuscire a confermare Giampaolo a due mesi dalla fine del campionato è stato un grande passo in avanti, una maturazione strategica e programmatica che sembra appartenere, finalmente, a Ferrero. Non a caso anche l’arrivo di Pradé è l’ammissione di aver raggiunto quel grado di comprensione della cosa calcistica tale da riconoscere la necessità di avere attorno a sé figure di spicco, che il calcio lo macinano da una vita. E l’arrivo di Pradé, lasciatemi dire, non penso sia un caso che sia coinciso con l’inanellamento di svariati risultati positivi da parte di questa squadra, ma anche questa è stata una chiara scelta e decisione di chi, Ferrero, ha capito come scegliere e ha capito come stare nel calcio: un’attività che, d’altronde, gli era completamente estranea, ma che adesso sta iniziando a comprendere in maniera adeguata.

Poste queste basi, la mia teoria resta quella iniziale: vorrei poter dire a Ferrero di non crucciarsi di questo aspetto meramente formale. Capisco benissimo il disagio, perché una delegittimazione fa male, colpisce dritto al cuore, soprattutto quando veste i panni di ingiustizia e di scorrettezza, ma affannarsi adesso per trovare un nuovo presidente o per rendere credibile una successione all’interno del ruolo mi sembra uno spreco di forze. Presidente o no, al momento Ferrero resta il proprietario di una società che ha trovato in lui un buon programmatore, un aziendalista che sta riuscendo ad aver ragione di tutte le sue scelte, persino sul mercato. Emulando il modello Milan, quindi, Ferrero potrebbe senza problema alcuno agire come Silvio Berlusconi, che dall’ottobre del 2004 non è più stato presidente dei rossoneri a causa di un conflitto di interessi, fino a diventarlo in maniera onoraria nel 2012: ad agire per lui è chiaramente l’amministratore delegato Adriano Galliani, che in qualità anche di vicario risulta essere un plenipotenziario della società meneghina, tanto che nessuno si pone il problema di avere un presidente, perché Berlusconi, carica o non carica, resta il riferimento dei tifosi, della società e di tutto ciò che orbita attorno alla realtà rossonera. Che sia così anche per la Sampdoria, allora, e magari che la si veda come una prova di maturità, tale situazione: presidente o non presidente, Ferrero è oramai una guida per questa società e dopo tanta burrasca sembra oramai pronto a esserne un vessillifero, deciso a piantare la bandiera su Genova. Che si combatta dal punto di vista legale per una funzione nomofilattica, per far rispettare la corretta interpretazione dell’articolo 22 bis, ma che dal punto di vista del ruolo si lasci correre anche questo fiume sotto i ponti. La carica è una pura formalità: una guida resta sempre una guida.

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