Gennaio, mese di addii e delusioni: Eder sulle orme di Pazzini?

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Puntualmente ci si ricasca. Non si sa come, non si sa perchè, ma ad ogni sessione di calciomercato invernale i tifosi della Sampdoria avvertono un brivido che non li fa dormire la notte, il brivido di quell’anno tragico, il 2011, in cui vennero ceduti nel giro di venti giorni i due campioni, le fondamenta che sostenavano tutta la squadra di allora: Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini.

Purtroppo, “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e quest’anno si rischia di cadere nuovamente nel tranello, teso sempre dall’Inter. Perchè se per Fantantonio i motivi della cessione fuorono quelli della famosa lite con Riccardo Garrone, il numero 10 non seppe resistere alla tentazione di una big e il 28 gennaio lasciò la squadra in una situazione a dir poco complicata, che culminò poi nella retrocessione, come tutti ricordiamo.

Beh, se è vero che dagli errori del passato si dovrebbe imparare, il club blucerchiato sembra essere recidivo, e anche l’anno scorso si è fatto soffiare un gioiello come Manolo Gabbiadini. Anche in questo caso, però, le circostanze erano piuttosto avverse, perchè una società di peso come la Juventus deteneva la metà del cartellino del giocatore, e la Sampdoria ha dovuto alla fine chinare il capo, lasciando partire a malincuore uno dei suoi pezzi pregiati per vedergli fare della gran panchina a Napoli. Tuttavia, alla fine dell’anno non si è potuto rimproverare niente alla dirigenza, poichè la squadra ha disputato un ottimo campionato e, seppur non sul campo, è riuscita ad accedere all’Europa League, che a Genova mancava da anni.

Domani sarà il quinto anniversario dall’addio di Pazzini, e nessuno di noi vorrebbe rivivere situazioni simili, anche se l’aria che tira suggerirrebbe tutt’altro: un addio di Eder è cosa concreta, anche se non sicura, non si può nascondere. Tanto più adesso, che i nerazzurri potranno spendere un tesoretto ricavato dalla cessione di Guarin (a breve l’ufficialità del suo passaggio allo Shanghai Shenhua) e andare all’arrembaggio per accaparrarsi l’oriundo, che è il nucleo della squadra di Montella. 12 gol, 3 assist, tanta corsa e un cuore grande così ogni parita. Può essere riconoscente alla società quanto vuole, può dichiarare di voler restare, ma è pur sempre un uomo, e davanti all’offerta di un posto in una squadra come l’Inter, con tanto di ingaggio stellare, non è facile dire di no. Lo sarebbe stato magari, se dai piani alti ci si fosse imposti da subito blindando il numero 23 e togliendolo dal mercato ma, lasciando fare i nerazzurri, anche lui si è probabilmente abituato all’idea che forse non è così imperdonabile lasciare la piazza a gennaio, così come fecero suoi predecessori.

Un’operazione nella quale il Doria può solo perdere: i 13 milioni offerti non basteranno mai per colmare il vuoto in caso di una sua partenza, e trovare un sostituto ora, a cinque giorni dalla fine del mercato, è impossibile. Un Harakiri sotto ogni punto di vista, senza contare il fatto che venderlo (se proprio si deve vendere) dopo gli Europei di questa estate, porterebbe sicuramente qualche milione in più nella sua valutazione.

Resisti ancora una volta Citadin, e dimostra a tutti che quella fascia da capitano che a volte hai portato al braccio non era per bellezza, ma perchè un capitano è colui che non abbandona la nave quando sta affondando.

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