Giampaolo: «Muriel? Deve sintonizzare la vita fuori dal campo con quella sportiva»

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La prova del nove, per Marco Giampaolo e per la Sampdoria, si avrà domani nel match in trasferta contro la Roma di Spalletti. La squadra giallorossa è organizzata, forte e vuole competere per la vetta della classifica al pari di Juventus e Napoli. Per questo motivo Marco Giampaolo dovrà tirare fuori tutti gli assi che ha nella manica per non cedere il passo e continuare a far sognare i tifosi blucerchiati.

 

Impresa non da poco, anche se Giampaolo è ottimista, come è sempre stato fin dal giorno in cui accettò di far sua la Sampdoria: «Mi cercarono a fine campionato scorso nel caso in cui Montella dovesse andare via» afferma sulle pagine della Gazzetta dello Sport: «In tempo non sospetti mi ero detto: “Vedo due club per programmare un progetto nuovo, il Milan e la Samp”. All’epoca c’erano Soriano, Correa, Fernando, Mosander che non ci sono più. Però ci sono giocatori più giovani, di prospettiva. C’è anche l’esperienza di chi è rimasto: un nome per tutti Palombo, il mio capitano, una grande scoperta».

 

Giampaolo è un maestro di calcio: «Il mio è un calcio dove tutti devono ragionare in funzione della palla, occupando gli spazi in modo equilibrato e tenendo conto solo in parte di come e dove si spostano gli avversari. Muriel? Ha mezzi che ho visto in pochi attaccanti, sta a lui fare un salto di qualità con se stesso, per sintonizzare la sua vita fuori dal campo con quella sportiva. Arriva un momento, un anno, in cui si matura: spero sia arrivato».

 

E domani c’è la Roma: «Squadra di qualità straordinaria: grande palleggio – non dovremo subirlo – e verticalizzazioni velenose, e non dovremo sbandare sulla loro ricerca della profondità. Paredes? Io sono innamorato dei giocatori che alleno, non di quelli che non ho più o non ho mai avuto. Come sono innamorato delle squadre che alleno: dal quinto piano mi sarei buttato per l’Empoli, non per Paredes, come oggi mi butterei per la Samp. Dal quinto piano non mi viene da buttarmi per una squadra con cui non ho visceralmente empatia: se è presuntuosa, ha la puzza sotto il naso, va per i fatti suoi. Non mi mancano i giocatori che ho allenato, ma quelli che alleno se non fanno ciò che serve».

 

E Castan che, arrivato alla Sampdoria dalla Roma, è subito partito per un’altra destinazione: «Abitudini difensive diverse rispetto a quelle che alleno io: sente molto più l’uomo che lo spazio. Gli ho detto: “Tu sei venuto per giocare, ma non posso garantirtelo: se puoi andare a giocare, vai”. E’ andato».

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