Il mental coach Re: «C’è poca tranquillità. Paragoni col 2011 non hanno senso»

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Il problema della Sampdoria sta nella testa. Lo testimoniano, di recente, il pareggio col Torino a pochi secondi dal triplice fischio e la reazione di Roma avvenuta soltanto quando la partita era in salita sul 2-0 giallorosso. 

 

Un insieme di fattori che non permette alla squadra di Montella di giocare con serenità, a fronte anche di una salvezza non così sicura. Il mental coach Roberto Re, genovese e tifoso blucerchiato, ha espresso la propria opinione riguardo le prestazioni in campo: «Manca la cattiveria agonistica. E l’ambiente poco sereno non aiuta. Premesso che con la Roma non ha pareggiato per pochi centimetri, quello che balza all’occhio è che non c’è cattiveria, la bava alla bocca, il che porta a errori per mancanza di concentrazione come il liscio di un difensore o un rinvio sbagliato. Il gruppo è unito ma non sono incazzati agonisticamente. A Eustachio situazione rivaluta l’operato di Zenga. La squadra possiede un tasso tecnico superiore alla sua classifica. Vuol dire che c’è un potenziale non sfruttato per mancanza di determinazione. È vero che mancano i leader carismatici, ma è anche vero che la testa andrebbe allenata e questo nel calcio si fa ancora troppo poco. Un me tal coach servirebbe per supportare il mister. Ci sono esercizi che richiamano sensazioni positive e permettono di affrontare i momenti difficili con più lucidità. Penso a Ranocchia, che non ha fiducia in se stesso. Nello sport di squadra devi lavorare in due direzioni: far rendere il singolo al meglio e farlo interagire in modo giusto con gli altri».

 

La sfortuna c’entra a metà: «Montella è intelligente, ne ha parlato per sottolineare la bontà della prestazione. Il calcio è uno sport dove gli episodi incidono molto e in effetti la Samp non è stata fortunata nelle ultime gare. Ma non bisogna fare in modo che si crei la convinzione limitante di essere sfortunati. Vedo che si fanno paralleli con 2011 che non hanno senso. Questo lo dico ai tifosi – conclude Re alle colonne de Il Secolo XIX – vedo critiche a volte ingenerose anche per bandiere come Palombo. C’è poca tranquillità mentre servirebbe più serenità».

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