Il pagellone di SN24 – Matias Rodriguez

© foto www.imagephotoagency.it

«Le nostre vite sono determinate dalle opportunità, anche da quelle che ci lasciamo sfuggire». Così parlava Brad Pitt quando interpretava la figura di Benjamin Button, uomo che nasceva vecchio e morì come bambino. In un certo modo, è un concetto che può valere anche per l’avventura di Matias Rodriguez alla Sampdoria. Ci si aspettava che quest’anno sarebbe stato preso in considerazione, dopo sei mesi di ambientamento e l’unica partita giocata nel 2012-13 contro la Lazio all’Olimpico. Invece, dodici mesi dopo ci ritroviamo con gli stessi dubbi che ci hanno accompagnato sull’argentino per tutta la sua avventura a Genova.

La domanda è semplice: Mati Rodriguez, pacco o meteora inespressa? Mi dispiace esser impopolare, ma guardo ai fatti e non posso che optare per la seconda opzione. Cinque partite e 293′ giocati non possono essere un banco di prova attendibile per bocciare o promuovere quello che doveva essere il grande investimento della Samp. Nel gennaio 2013 arrivò con gli onori delle cronache sudamericane, che lo definivano uno dei giocatori argentini in ascesa e all’Universidad de Chile non si sono mai dimenticati di lui. E pensare che Sabella, C.T. dell’Albiceleste, l’aveva pure convocato in nazionale.

Qui il problema è stato di tipo tattico: Rodriguez è stato pensato prima come esterno a tutto campo nel 3-5-2 (praticamente mai provato), poi Rossi non lo ho fatto giocare neanche un minuto in quei mesi in cui cambiava modulo e giocatori a ogni partita. Arrivato Mihajlovic, Rodriguez è stato raramente preso in considerazione: due presenze da titolare in Coppa Italia contro Hellas Verona e Roma (insieme a Fiorillo e Wszolek, il più presente in coppa) e poi due comparsate di sette minuti contro il Chievo al Bentegodi e di sei minuti nella debacle di Catania. Troppo poche per giudicare Maticrack.

L’equivoco tattico è presto spiegato: molti dicono che Rodriguez non fosse tatticamente pronto a giocare come terzino. Posso condividere. E del resto, chi avrebbe mai rinunciato al De Silvestri di quest’anno? Però Mihajlovic, una volta arrivato qui, ha puntato tutto sul 4-2-3-1, con uno schieramento iper-offensivo e costringendo Gabbiadini al sacrificio. E’ andata bene, ma chi ci assicura che Rodriguez non avrebbe potuto fare l’ala destra in quel modulo? Una volta passati al 4-3-3, le sue possibilità di andare in campo – già al lumicino – sono sparite del tutto.

Personalmente non me la sento di dargli un voto negativo. Non ho mai valutato giocatori in cinque spezzoni in un anno e mezzo. Sarebbe ingeneroso e – diciamolo pure – molto sommario. Mi tengo stretto un senza voto, così come mi tengo stretti i dubbi su quello che sarebbe potuto essere questo ragazzo per la Sampdoria. Già, perché la sensazione che lasci Genova è fortissima (basti guardare i messaggi della moglie di Rodriguez su Twitter).

E viene di nuovo in mente quel film di Brad Pitt e il personaggio del capitano Clark, con il quale Benjamin Button s’imbarca su un rimorchiatore. A un certo punto, quest’ultimo viene affondato da un sommergibile e il capitano capisce la fine sta arrivando. Quando sta per morire, Clark parla così al giovane-vecchio Button: «Uno si può incazzare quando le cose vanno così. Si può bestemmiare, maledire il destino, ma quando arriva la fine non resta altro che mollare». E anche Mati sta per mollare Genova. Adios.

Condividi
Articolo precedente
Torna il West Bromwich su Quagliarella
Prossimo articolo
Caliendo: «Conclusi i playoff si discuterà di Rizzo»