L’ordigno del Maracanà, auguri Francesco Flachi

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Chi usa frequentare la gradinata sud a Genova lo sa bene. Succede più o meno ogni volta. Prima della partita, anche parecchio prima,  nella via che costeggia il Bisagno, è abitudine liturgica vivere il pre-partita tra gli altri coinquilini di gradinata (per quelli, tutti, che la vedono come una casa) e, tra una birra stappata e una sigaretta rubata, parlare del match scandendo qualche coro. Il copione rimane invariato di domenica in domenica. Esiste un solo caso in cui questa atmosfera si capovolge. In cui il prudente, scaramantico tifo composto si trasforma in anarchico caos festoso e inarrestabile. Quando Francesco Flachi torna a casa per unirsi ai coinquilini. Il risultato è quello che il solo Flachi riesce a plasmare: l’effetto Maracanà.

Fiumi di coinquilini che si spintonano cercando di arrivare vicino a quello che sul momento diventa l’icona, il simbolo, il trait d’union. Il coro per lui esplode netto, tagliente e senza ritegno. La partita esisterà più tardi, per adesso c’è solo Flachi da salutare. Eppure ne sono passati di numeri 10 alla Samp. Solo 24 anni fa un altro numero 10 che adesso allena l’Inter portava la Samp sul tetto d’Europa, scivolando all’ultimo gradino. Ma se ne possono fare mille di esempi, uscendo anche dalla categoria ‘numero 10’. Niente da fare. L’effetto Maracanà è solo per lui.

A lungo si è parlato del Flachi giocatore. Di quello bravo ma sfortunato, del talentuoso ma incompleto. Delle rovesciate. Non fossero mai esistite quelle maledette rovesciate! Si scherza. Però troppo spesso si tira in ballo il parallelismo Flachi-rovesciata. Come se il merito unico di Francesco fossero quei gesti tecnici assurdi. Come dire che Genova è bella per l’Acquario. Leggermente riduttivo?

Francesco Flachi era Sampdoria-Cagliari di una sera di maggio del 2003. Chi vuole per forza sintetizzarlo in qualcosa lo faccia in questa partita. Lo faccia con 35 mila sampdoriani che fanno tremare Marassi dopo 4 anni di Inferno (chi lo chiama Purgatorio o non ci è mai stato o ci è stato fin troppo). Lo faccia con quel risultato sbloccato proprio da lui, e chi sennò? E il gol non è in rovesciata. E’ un gol quasi maleducato da quanto è banale. Una zampata a porta vuota. Ma che innesca l’ordigno-gradinata, e avvicina la Samp al ritorno in serie A. Da esteta del calcio, quale era, Flachi si fa perdonare a fine primo tempo segnando un gol molto più bello, saltando Pantanelli dopo un’azione personale e depositando il pallone in rete a porta vuota.

Chi c’era quel giorno sa il motivo dei brividi che prova in questo istante. Chi c’era sa perché 241 presenze con 87 gol sono racchiusi in quella partita e in quella corsa sotto la sud. Chi c’era ha una strana sensazione allo stomaco e alla carta d’identità se pensa che oggi quel folletto imprendibile ha 41 anni. Ma va bene così, perché tutto, o quasi, è andato come doveva andare. Casa Maracanà per te è sempre aperta. Auguri Francesco.

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