L’ingenuità conduce alle disfatte

Lazio-Sampdoria Lulic
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Una sconfitta terribile rimanda la Sampdoria a casa dalla trasferta romana: un risultato che purtroppo è figlio degli episodi

Che il campionato della Sampdoria fosse oramai finito era chiaro, ma che dovesse finire in queste modalità non se lo augurava nessuno. Se qualche settimana fa eravamo qui a sperare di poter agguantare un difficile, ma non impossibile, ottavo posto, adesso c’è tanto di cui rammaricarsi, soprattutto per i risultati acquisiti nell’ultimo mese. Quello che maggiormente viene messo in risalto dalla gara con la Lazio, però, scevro da qualsiasi giudizio di Giampaolo che si assume ogni responsabilità, è l’ingenuità di questo gruppo, o almeno di parte di esso. Che il tecnico debba addossarsi e accollarsi tutte le colpe è abbastanza scontato ed è quello che ci si aspetta da un condottiero, ma resta da evidenziare come alcuni errori siano per lo più dei singoli. Se sul primo gol di Keita, che brucia in velocità Skriniar, possiamo assolvere, con uno sforzo di bontà, il giovane difensore doriano, ma sul raddoppio biancoceleste c’è un tandem di leggerezza che ha completamente trasformato la gara, conducendola su quel 7-3 che in undici uomini non sarebbe mai maturato. Il primo, dei due errori, è di Schick: se pochissimi secondi prima aveva deliziato la platea con una giocata che aveva imbeccato l’attacco blucerchiato, il nostro più cristallino talento, con una leggerezza, perde palla a centrocampo e lascia campo aperto alla Lazio. Un errore che ci può stare, in una situazione normale, ma con una squadra sbilanciata e contro un gruppo che preme tantissimo sulla velocità, non si dovrebbe mai commettere.

E sul rigore sono tante le decisioni che si possono prendere, ma a mio parere quella presa da Skriniar è stata la peggiore di tutte quelle che gli si sono prospettate dinanzi: è facile parlare il giorno dopo seduti al proprio posto, mentre lui si trovava a dover prendere una decisione immediata in una frazione di secondo, ma d’altronde questi sono i nostri ruoli. Lasciar andare Keita significava subire il 2-0 (o magari no) ma restare in undici contro undici, con la possibilità di provare a pareggiare la gara: buttarlo giù, così come è avvenuto, significava non solo andare sul 2-0 (o magari no), ma anche lasciare la squadra in dieci. E se anche Puggioni avesse parato il rigore, saresti rimasto con l’uomo in meno. Insomma, un peccato di ingenuità altissimo, troppo. Da quel momento in avanti la gara ha preso una piega talmente disfattista che non si riesce nemmeno a commentare la debacle subita. Sette reti le avevamo prese davvero pochissime volte, ma tutte vengono ricordate come le nostre peggiori sconfitte di sempre in trasferta: almeno, stavolta, la Sampdoria è riuscita a farne tre, un risultato non del tutto inaspettato dato che una partita del genere, con dieci reti segnate, tende ad aprire spazi e a rendere più ariosa tutta la vicenda. E’ riuscita a farne tre perché Giampaolo ha avuto la lucidità, rimasto in dieci uomini, di lasciare in campo Quagliarella togliendo Schick: l’attaccante napoletano, per quanto il suo compagno di reparto sia sulla bocca di tutti, ha l’esperienza e la qualità per riuscire a fare reparto da solo e l’ha dimostrato, lottando, correndo, restando lucido fino alla fine e trovando la sua doppietta personale e la doppia cifra.

Insomma, da Giampaolo non ci aspettavamo altro e la sua maturità è stata dimostrata nella scelta compiuta. Per il resto l’inserimento di Pavlovic al posto di Dodô potrebbe essere letta come l’ennesima bocciatura in corso per il brasiliano, che dalla gara contro l’Inter in avanti sembrava essersi ripreso e aver fatto vincere al tecnico quella scommessa di azzeramento: c’è ancora da lavorare, probabilmente, così come da far crescere con la testa questo gruppo. Ci godiamo intanto il primo gol di Linetty con la maglia della Sampdoria, dopo che ci era andato molto vicino pochi minuti prima con una conclusione centrale ma molto ben coordinata. Dalla trasferta romana non resta altro, purtroppo, se non tanto rammarico per aver trovato alla terzultima gara stagionale la peggior sconfitta dell’anno e aver sfiorato, addirittura, il peggior risultato di sempre. Mettiamoci questo weekend alle spalle e ripartiamo, verso un nuovo inizio, un mini torneo da tre partite.

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