Mantovani: «Ventura meticoloso ma permaloso. Mancini? Un’artista del pallone»

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Enrico Mantovani, presidente della Sampdoria tra il 1993 e il 2000 e figlio del grande Paolo che ha portato la Sampdoria sul tetto d’Italia e a un passo dal vincere la Champions League, parla di Roberto Mancini e Giampiero Ventura che si affronteranno in posticipo stasera.

Mancini alla Sampdoria ci ha giocato, Ventura l’ha allenata al tempo proprio della presidenza di Mantovani Enrico: «È necessario fare una distinzione: Roberto l’ho avuto da giocatore ma non da allenatore, i due ruoli sono molto differenti. Anche perché ad essere sincero nel suo caso ho avuto torto: mai avrei pensato che Mancini, visti alcuni atteggiamenti un po’ sopra le righe avrebbe potuto intraprendere la carriera di tecnico. In campo era un fuoriclasse, si vedeva che in qualche modo dava già indicazioni alla sua squadra e la sapeva far giocare. Ma fare l’allenatore significa anche fare i conti con le dinamiche dello spogliatoio e a volte confrontarsi con i grandi campioni. Mancini è stato sempre molto estroverso e pensavo che questo potesse rappresentare un limite per poter intraprendere una carriera così difficile. Invece è stato bravo perché ha saputo smussare alcuni angoli del suo carattere. IL suo palmare dice che ovunque è andato ha fatto bene. È vero che ha anche allenato sempre grandi squadre ma ci sono tanti allenatori che pur con una rosa forte non riescono a vincere nulla».

Stasera il Mancio si troverà davanti Ventura che, con il Torino quest’anno, non sta facendo particolarmente bene: «Il discorso su Ventura è diverso e resta un tasto dolente per entrambi: rappresenta un capitolo buio nella storia della Sampdoria. Essere profeta in patria è complicato e io non avevo valutato che il peso di lavorare nella sua città e per la squadra per cui tifa avrebbe potuto causargli qualche difficoltà in più. Con Ventura non ho mai avuto incomprensioni tanto che dopo l’esperienza negativa alla Sampdoria mi chiamò il presidente dell’Udinese Gino Pozzo per chiedermi referenze e io gli parlai bene di lui nonostante l’esperienza negativa dal punto di vista dei risultati. Ventura è un tecnico molto meticoloso. Ha però difficoltà a gestire le critiche ed è permaloso.

Un difetto e un pregio di Mancini? Da giocatore, visto che l’ho avuto solo in questa vesta, posso dire che è un artista del pallone. Roberto è nato per giocare a calcio. Un difetto è che si arrabbia sempre troppo. Con Mancini sanno tutti che ci sono state delle frizioni e abbiamo avuto un momento di gelo. Però io credo che nella vita sia giusto guardare avanti e gettarsi tutto alle spalle. I problemi veri sono altri. Adesso ci salutiamo cordialmente e diciamo che entrambi siamo andati oltre» afferma sulle pagine di Tuttosport.

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