Moisander si racconta: «E’ stato difficile arrivare qui da infortunato. All’Ajax…»

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Arrivato a parametro zero dall’Ajax nella scorsa sessione estiva di calciomercato, anche se l’accordo con il club c’era già da mesi prima, Niklas Moisander si racconta per la prima volta al suo nuovo pubblico, quello blucerchiato. Il centrale classe ’85 ha ripercorso ai microfoni di SampTV la sua vita, dai primi calci al pallone fino al suo approdo a Genova: «Ho cominciato a giocare in Finlandia quando avevo 4-5 anni grazie ai miei genitori, che mi hanno iniziato al calcio. Erano due appassionati, mio padre faceva l’allenatore e mia madre era una calciatrice, quindi il calcio era già parte integrante della mia vita, poi mi hanno portato al primo allenamento e me ne sono subito innamorato. Da lì il calcio è diventata la prima cosa nella mia vita e il mio sogno quello di diventare un giocatore».

Il finlandese racconta poi di come è arrivato in Olanda: «Quando ero giovane ho giocato nella Nazionale finlandese, nelle rappresentative giovanili, e questo è stato il modo migliore per andare all’estero e giocare competizioni più importanti. Questo è quello che ho fatto, e poi ho avuto l’opportunità di andare a giocare nell’Ajax, che è una grandissima squadra ed è famosa per come riesca a crescere i suoi giovani, quindi ero molto felice e avevo importanti aspettative. Ho incominciato a giocare nella Primavera ma purtroppo in tre anni non sono riuscito a esordire con la prima squadra, tuttavia quel periodo mi è servito per maturare e imparare nuove cose». Poi la svolta e l’ingresso nel grande calcio: «Negli ultimi tre anni con l’Ajax sono diventato una specie di leader, nell’ultima stagione ho indossato la fascia da capitano. Lì c’è molta pressione, devi lottare ogni anno per vincere il campionato, giochi la Champions League o le competizioni europee, quindi per forza di cose maturi molto ed è quello che è successo anche a me. E’ stato un periodo molto positivo, sono cresciuto come persona e come giocatore».

Al contrario di quanto si possa pensare, Moisander conosceva già la Sampdoria e il campionato italiano: «Ho sempre seguito la Serie A, fin da quando ero piccolo, ed è sempre stato il mio campionato preferito. Ho sempre sognato di giocarci, e quando ho incominciato a guardarmi attorno per il futuro la Sampdoria ha manifestato fin da subito un grande interesse, le sensazioni erano buone, la società voleva che venissi qui, proponendomi un ruolo chiave all’interno della squadra, e tutto ciò è stato molto importante per me. Chiaramente conoscevo già la Sampdoria, guardando da sempre il calcio italiano, quindi non è stato per me qualcosa di completamente nuovo, e poi mi sono documentato sul loro modo di giocare al termine della scorsa stagione. Non vedevo l’ora di arrivare e cominciare a giocare qui».

Tanto entusiasmo per il suo arrivo in estate, subito frenato da un lungo stop per problemi alla schiena che lo ha costretto a saltare la preparazione estiva a Pinzolo: «E’ stato piuttosto deludente e difficile arrivare qui da infortunato, perché non mi ha certo aiutato ad ambientarmi al meglio nella squadra e nella società. Poi era tutto nuovo: la lingua, il paese, e se sei infortunato non puoi allenarti insieme alla squadra. Non è stato facile ma ho lavorato molto per rientrare, perché l’infortunio non era lieve, ho sofferto per tanto, ma ora sono felice e posso dire di essermi lasciato quei problemi alle spalle. Mi sento sempre meglio col passare del tempo».

Un’ultima battuta su Vincenzo Montella, che rispetto a Zenga ha portato un’idea di calcio più simile alla sua: «Quando il mister è arrivato a Bogliasco era chiaro che avrebbe voluto giocare un po’ “all’olandese”, facendo iniziare l’azione da dietro, e questa è una delle cose che ritengo di saper fare meglio. Perciò questo credo che mi abbia aiutato molto, ma l’aspetto più importante è la forma fisica. Mi piace molto come ci alleniamo e l’idea di calcio che ha l’allenatore. Penso che adesso nella nostra difesa ci sia il giusto mix tra giocatori fisici e giocatori abili col pallone tra i piedi, e interpretiamo tutti bene il nostro ruolo. Sono molto fiducioso per come stiamo giocando ultimamente, i risultati spesso non ci hanno dato ragione e siamo stati sfortunati, ma ora stiamo migliorando. Sono contento – conclude – della strada che abbiamo imboccato, anche se c’è ancora tanto da lavorare».

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