Montella: «Volontà di continuare. Ferrero? Abbiamo parlato di programmi e mercato»

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Ritorno a casa per Vincenzo Montella, che questo pomeriggio ha ricevuto il premio “Amalfi”, assegnatogli dal Comune campano, dalla “Divina Costiera” e dalla DGS Sport&Cultura per meriti sportivi sia nei panni di giocatore che in quelli di allenatore.

AVANTI INSIEME – Il sindaco di Amalfi Daniele Milano ha consegnato personalmente il prestigioso premio al tenico della Sampdoria, che ha così commentato la situazione attuale con il club: «L’esperienza con la Sampdoria è stata la più formativa finora, perché sono entrato in corsa e non mi era mai successo. Ho un contratto con la Samp ed è stato rinnovato questo percorso. Io ho voglia di lavorare, c’è la volontà di continuare perché non mi piacerebbe lasciare in questo modo. Parto con entusiasmo, c’è la voglia di fare bene assolutamente. Io e Ferrero abbiamo parlato di programmi e di conseguenza anche di mercato, certo».

NAPOLI – Data la location, inevitabile una battuta sul Napoli. Si è addirittura vociferato su un suo accostamento al club partenopeo in passato: «Nel calcio talvolta quello che sembra certo diventa incerto o viceversa. Sono stato molto chiacchierato – dichiara a Sky Sport – ma non ci sono mai stati contatti diretti. So della stima del presidente De Laurentiis, mi fa piacere, ma il discorso finisce qui. Quest’anno credo che abbia fatto una grandissima stagione, alle volte i secondi posti sono come delle vittorie».

NAZIONALE – Prima che Ventura sorpassasse tutti, anche Montella rientrava tra i nomi eleggibili a ct della Nazionale: «Credo che a prescindere dall’età debba sentire una vocazione, per fare questo ruolo specifico bisogna volerlo. La squadra di club è più difficile da allenare. A me piace fare questo mestiere, è un orgoglio essere accostato alla Nazionale, è il sogno di ogni bambino raggiungerla. Sarebbe, o sarà un sogno, se mai accadrà».

LA CARRIERA – Infine, un breve excursus sul passato: «Tra Cisterna e Pomigliano ci sono stati tantissimi attaccanti forti. Prima si giocava per strada, probabilmente era più facile affinare la tecnica. Sono andato via giovane, come accade un po’ in tutti i settori, perché avevo voglia di inseguire un sogno ed Empoli è un’eccellenza per diventare un calciatore. Credo che sia dipeso principalmente da questo. Non ho alcun rimpianto per la mia carriera da calciatore e neanche per quella d’allenatore, che è ancora tutta da vivere, è ancora tutta davanti a me. Per ogni allenatore è importante cominciare con i ragazzi, è molto formativo».

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