Muriel: «Con Giampaolo si respira un’aria diversa, sono un Muriel diverso»

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Che estate quella trascorsa fino ad ora per Luis Muriel: alla fine della scorsa stagione sembrava essere uno degli indiziati a partire, il rapporto con la tifoseria era ai minimi storici e ci si era quasi rassegnati alla perdita della scommessa, quella fatta a gennaio 2015 quando il colombiano approdò a Genova dall’Udinese. Poi l’arrivo di Marco Giampaolo, il lavoro sia fisico sia tattico gli ha dato nuovo smalto, nuove motivazioni e soprattutto tanta fiducia:  «Ora – racconta Muriel alla Gazzetta dello Sport – mi sento più pronto mentalmente, sono convinto che stavolta quando arriveranno le difficoltà non perderò convinzione e sicurezza. Stavolta sarà diverso. Sono cresciuto molto, come persona, mi sento più maturo. Il tipo di lavoro che facciamo quest’anno e il modo in cui lo affronto, è diverso. È questo che mi regala la sicurezza».

Oltre al fronte blucerchiato, quest’estate è stata anche quella dell’esclusione dalla Copa America da parte del ct Pekerman, suo grande estimatore: «Sono state botte dure. La verità è che è tutta colpa mia. Pekerman mi ha chiamato, mi ha detto: ti volevo portare, ma tu stesso sai che non è il momento migliore per te. Questo mi ha fatto pensare tanto e non voglio che accada mai più. Sono stanco di sentirmi dire: “sei forte, ma…” ora voglio cancellare tutto e far parlare di me in un modo diverso».

In questa prima giornata di campionato un altro colombiano ha dato una svolta alla sua esperienza italiana, Carlos Bacca, anche lui a un passo dalla cessione al West Ham e poi autore di una tripletta al Torino: «Bacca? Come me ha giocato nel Junior Barranquilla (squadra con cui Muriel si allena tutte le estati, ndr) e ne è un grande tifoso. L’ho rivisto volentieri. Per me ha sempre parole importanti, mi ha detto che devo lavorare tanto sul campo, perché lui mi vuole vedere in una grande squadra. Lo ringrazio ancora per questi consigli». 

«Prima di partire per le vacanze – rivela Muriel – i dirigenti mi hanno detto che continuavano a credere in me, che avrebbero costruito la squadra per esaltare le mie caratteristiche. Quelle parole mi regalano stimoli nuovi ogni volta che ci penso. Il presidente continua a fare tanto per me anche se le cose fino ad ora non sono andate come volevamo. Io non voglio più ringraziarlo con le parole, voglio farlo sul campo. Giampaolo? Mi ha fatto sentire la sua fiducia, so che se sbaglio una giocata non succede nulla e avrò l’opportunità per riprovarci. Con altri allenatori entravo in campo con la fissa: devo far bene se no non gioco più. E perdevo sicurezza. Ora mi vengono naturali anche cose che in passato mi sarebbero pesate tanto. Grazie a Giampaolo qui si respira un’aria diversa, ci sentiamo più squadra. Faccio l’esempio di Quagliarella, sempre pronto a rinunciare ad un tiro per regalarmi un assist se sono in posizione migliore. Grazie a questo sono arrivate le mie prodezze e quel coro, dai tifosi, che non mi aspettavo, ma che adesso voglio meritarmi spesso».

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