Obiang cuore blucerchiato: «Pensavo di restare a vita alla Sampdoria»

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Pedro Obiang torna a Genova, un rapporto che non si è mai interrotto del tutto

Oggi 9 giugno è un giorno speciale per i blucerchiati, è la ricorrenza di quella magica notte di Varese del 2012, quando i blucerchiati dopo un’incredibile e difficilissima cavalcata riuscirono a conquistare la promozione in Serie A. Tra gli eroi della promozione c’era anche l’allora giovanissimo Pedro Obiang, che sotto la guida di Beppe Iachini mosse i primi passi da titolare del Doria, prima di affermarsi e lasciare Genova per andare al West Ham. Il centrocampista spagnolo si è raccontato ai microfoni di SampTV, per raccontare un rapporto che non si è mai chiuso del tutto: «La Sampdoria per me è come una famiglia, sono tornato poco tempo fa allo stadio e sono stato accolto quasi come una bandiera, e non è normale: di solito capita se hai fatto qualcosa di veramente importante e io – che non sono stato certo una bandiera – vengo trattato come se fossi qua da tutta la vita e non fossi mai andato via, che emozione. I nostri cammini si sono separati ma sono rimasto un grande tifoso».

OBIANG E IL DEBUTTO: «SEMBRAVA DI ESSERE ALLA PLAYSTATION» – Si passa poi ai primi passi in blucerchiato: «Gli inizi sono stati traumatici, ma pian piano ho imparato la lingua, ho stretto amicizie e tutto è migliorato. L’esordio contro la Juve? È stato un colpo, sembrava di essere alla PlayStation: vedevo gente come Del Piero, Felipe Melo, mister Di Carlo mi disse di andarmi a scaldare e non ci credevo, non mi alzai, poi venne da me e mi disse di fare in fretta che sarei entrato. Mi tremavano le gambe, e dopo 5 minuti in campo non respiravo più, l’emozione era troppa. L’anno di Serie B mi ha salvato la vita: non volevo andare in giro perché non sapevo quel che sarebbe stato di me e quella Samp era una squadra importantissima per quel campionato, c’era gente come Pasquale Foggia, Gastaldello, Castellini e c’era come oggi anche Palombo, giocatori che hanno fatto una grandissima carriera. Quella promozione è stato come ridare qualcosa alla gente, erano tutti felici e per loro eri un eroe, per noi era il massimo.

OBIANG E GLI EX COMPAGNI: «SORIANO E KRSTICIC COME FRATELLI» – Nel periodo a Genova Obiang ha stretto tante amicizie coi compagni di squadra: «Soriano e Krsticic sono come fratelli per me: arrivammo insieme e tutti da fuori, anche se Soriano è italiano per me sarà sempre tedesco. Era un bellissimo rapporto, uscivamo spesso insieme e a Genova ci hanno visto praticamente ovunque. Solo che in campo non riuscivamo a far trasparire questa intesa: in alcuni momenti rendevo più io, in altri io no e allora c’era Nenad e quando nemmeno Krsticic riusciva ad incidere oltre a me è esploso Soriano, si può dire che fossimo la Kryptonite di noi stessi, ma mi auguro in futuro di poter giocare nuovamente insieme perché sono sicuro potessimo fare qualcosa di bello. Il cambio di società? Eravamo in difficoltà perché non sapevamo cosa sarebbe successo, ma la nuova società ha trovato stabilità, allenatori e giocatori giusti con dinamiche che ora sembrano funzionare. Non hanno stravolto, ma modificato quello che già c’era».

OBIANG E I GARRONE: «HANNO DATO TANTO, PER ME IMPORTANTISSIMI» – Non manca un tributo a Riccardo Garrone, col primo gol in blucerchiato arrivato proprio nella partita in sua memoria: «La famiglia Garrone mi ha dato tantissimo, già dal periodo degli Allievi, dove non ero nessuno e non ero di certo un patrimonio della società: il Presidente veniva alle partite, agli allenamenti, mi parlava e mi chiedeva del ginocchio al quale in quel periodo avevo problemi e mi dicevo “cavolo, il Presidente sa i miei problemi!”. Ogni tanto quando veniva a Bogliasco faceva le salite con noi e mi chiedeva molto della mia famiglia, per me è stato importantissimo perché anche se non ero nessuno lui sapeva chi ero. Il primo gol l’ho dedicato anche a lui, ha dato tanto per la società e in quel momento poterlo ricordare è stato importante».

OBIANG E LA PREMIER: «INIZI DIFFICILI, ORA È UN SOGNO» – In chiusura non si può non parlare dell’esperienza nella Premier League che vede ormai Obiang come protagonista con la maglia del West Ham: «L’Inghilterra? Era l’unica opzione per la quale potevo “tradire la Samp”, ma arrivato lì mi sono confrontato con una realtà difficile: altro calcio, altro clima, altra alimentazione, nuovi amici. Ho avuto momenti dove sono riuscito a dimostrare qualcosa e altri dove non ci sono riuscito, il calcio inglese va a duemila, allenamenti diversi. Il secondo anno è migliorato, sono riuscito ad affermarmi maggiormente anche se i risultati non sono stati come quelli dell’anno precedente, poi è nato mio figlio, sono maturato e sono tornato ai livelli a cui ero qui a Genova. Posso ancora migliorare,  ma l’esperienza inglese è diventata come quella che sognavo in testa, c’è voluto un po’ di tempo».  

 

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