Osti risponde a Okaka: «Minacce? Le fece lui. Vi racconto com’è andata»

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Ieri è stata rilasciata un’intervista realizzata da Gazzetta World a Stefano Okaka (leggi qui), in cui il centravanti dell’Anderlecht ha rimarcato le strane circostanze che l’hanno secondo lui costretto a lasciare la Samp. Un addio difficile, in cui il ruolo della società è stato importante. Eppure i dirigenti blucerchiati hanno di che rispondere all’ex giocatore doriano.

Ha parlato per tutti Carlo Osti, d.s. della Samp. Il dirigente ha così risposto alle accuse di Okaka ai microfoni de “Il Secolo XIX”: «Adesso basta, voglio raccontare come sono andati esattamente i fatti. Il signor Okaka arrivò alla Samp nel gennaio del 2014 tramite uno scambio con Pozzi e il Parma. Fu voluto da me e Mihajlovic. Lui in quel periodo era ai margini della squadra emiliana, non giocava. Mihajlovic fece un gran lavoro su di lui e con noi disputò un ottimo girone di ritorno. Ricordo benissimo la data: il primo maggio lo convocai insieme al procuratore Cattoli».

La vicenda del rinnovo è stata spesso raccontata dal giocatore, ma mai dalla società, che ne approfitta per qualche precisazione: «Lui aveva un contratto fino al giugno 2016 (a 600mila euro d’ingaggio) e gli proposi un allungamento fino al 2017 con una piccola spalmatura (500mila euro). Lui si indignò e rifiutò. A giugno ci fu il cambio di proprietà: Okaka iniziò altrettanto bene la stagione successiva, tant’è vero che io da fine agosto a dicembre lo convocai per proporgli un quinquiennale praticamente al doppio (fino al giugno 2019 a un milione a stagione più bonus). Loro – cioè Okaka e Cattoli – non hanno mai accettato. Quando oggi leggo le sue parole, mi sembra stia farneticando».

Osti è rimasto colpito anche dall’uso della parola “minacce” da parte di Okaka: «Probabilmente si riferisce alle sue, quelle che mi fece in due occasioni e per le quali venne multato dalla società per atteggiamenti gravemente offensivi nei miei confronti. La prima volta a Bogliasco, quando Mihajlovic lo allontanò da una seduta di analisi video; la seconda all’Astor, a giugno, quando arrivò quasi a mettermi le mani addosso di fronte a tutta la squadra. Questa è esattamente la verità». Ci si chiede perché l’attaccante ce l’abbia tanto con Osti: «Non lo so. Forse era talmente cambiato in così poco tempo il rapporto con la società, i compagni  e i tifosi che non riusciva a capacitarsi e ha cercato un colpevole. Però ora mi sono stufato di sentire le sue menzogne».

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