Pagellone 2016/17 – Vasco Regini: un equivoco da concludere

Regini sampdoria
© foto www.imagephotoagency.it

Con la fascia di capitano al braccio, Vasco Regini sembra aver perso l’ennesima occasione della sua carriera: il pagellone del suo 2016-17

Diciamolo: Vasco Regini ha ragione. Ha ragione quando si sofferma su un passaggio del suo lungo post riguardo le critiche che ha ricevuto: non si può passare dal campo delle osservazioni costruttive a quello degli insulti puri e semplici, perché questi non aggiungono nulla alla discussione dal punto di vista argomentativo. Vado oltre: nell’insultarlo a titolo personale, si fornisce a Regini una comfort zone che sembra quasi far passare in secondo piano quelli che sono i veri problemi della sua permanenza alla Sampdoria. E allora no, non ci soffermeremo sui riferimenti personali. Solo campo per spiegare perché l’avventura di Vasco Regini alla Sampdoria è già finita. La lista di motivi è lunga, ma comprende solo il terreno di gioco. Per deformazione professionale e per sottolineare l’importanza delle nostre argomentazioni, lasciamo il gioco dell’insulto a chi se lo può permettere.

DIFETTI TATTICI – Vasco Regini è alla Sampdoria da molto tempo. Negli anni è stato utilizzato in più ruoli, soprattutto nella difesa a quattro. Ha giocato – anche in questa stagione – sia da centrale che da terzino, palesando limiti in entrambi i ruoli. Da centrale non ha abbastanza fisico e non è quell’uomo d’impostazione che Giampaolo vorrebbe per iniziare l’azione, tanto che – una volta provato Skriniar – il tecnico ha deciso di sacrificare Regini sulla fascia. E forse l’ha fatto perché i suoi concorrenti nel ruolo – Dodô e Pavlovic – sono stati anch’essi poco efficaci per motivi diversi. A conti fatti, Regini è stato in campo soprattutto per mancanza di veri avversari o competitors. La sua media voto secondo le pagelle composte quest’anno da SampNews24 è di 5,76: solo nel suo reparto, Dodô è a 5,72, Pavlovic a 5,50. Ma Sala e Bereszynski hanno fatto di meglio, così come i centrali. E siccome è lui il titolare della fascia sinistra, non c’è dubbio che sia lui l’anello debole di quella catena. In fondo, da terzino gli manca la concezione spaziale dell’avversario, la coscienza del capire quando c’è da coprire, la spinta offensiva, oltre a una vera applicazione del fuorigioco (difetto palesato già l’anno scorso).

In marcatura su Inglese, Regini lo perde clamorosamente, chiama un fuorigioco che non c’è e poi converge in area a non marcare nessuno, costringendo così Pavlovic a un recupero impossibile.

Oltretutto, Regini ha ragione anche su un altro punto: effettivamente la sua stagione è più positiva rispetto a quella dell’anno passato, quando la sua media-voto su SN24 fu di 5,53 prima di passare in prestito al Napoli. Tuttavia, ci sono due problemi: Vasco Regini è alla Sampdoria dal 2009 e ha 26 anni, quindi si può tranquillamente dire che abbia avuto le sue chance in quattro stagioni con il Doria. Eppure, non c’è stato nessun salto di qualità. Secondo: ho sempre pensato – fin dal suo prestito a Empoli, dove conobbe il primo Sarri – che il vero ruolo di Regini sia da centrale sinistro in una difesa a tre, uno schieramento nel quale sarebbe coperto dall’esterno e potrebbe limitare i suoi difetti. Ma la Sampdoria non giocherà mai a tre con Giampaolo, quindi separarsi sarebbe la cosa migliore.

POCO CARISMA – E lo sarebbe anche per un altro motivo. Ho sempre pensato che la fascia di capitano non fosse consegnabile solo per anzianità. Sì, è vero: Regini è il sampdoriano di maggior corso dopo Angelo Palombo, ma il carisma e la personalità dovrebbero contare qualcosa nell’assegnazione di una fascia così importante. Un compito di rappresentanza dovrebbe spettare a chi riesce a dare la sensazione di aver il polso della squadra: non esattamente quello che suggerisce l’attuale situazione alla Sampdoria. E il carisma si aggiunge anche a un’altra componente, quella della reazione. Speravo che gli errori commessi e ammassatisi negli anni sarebbero eventualmente spariti: non è un caso che un proverbio reciti “sbagliano s’impara”. Ma Regini più sbaglia, più commette gli stessi errori di sempre.

A proposito di imparare: Silvestre scala su Insigne, Mertens è ormai fuori e comunque nella morsa di Bereszynski-Skriniar. Nonostante Regini sappia che Callejon non vada lasciato così solo, dà un’occhiata allo spagnolo, lo molla e poi arriva il 4-1 del Napoli.

IL FUTURO – Vasco Regini è alla Sampdoria dal 2009. Mazzarri lo fece esordire in un lontano Sampdoria-Reggina prima della finale di Coppa Italia; Mihajlovic l’ha svezzato; Zenga l’ha considerato e Giampaolo gli ha dato piena fiducia. Eppure sono passati otto anni e non sembra proprio che sia un patrimonio al quale attaccarsi con tutte le forze. Quando il ragazzo – ormai uomo, va verso i 27 anni – dice che gli sono state fatte promesse in sede contrattuale, ha probabilmente ragione. Ma chi? E perché, per quale ragione di rendimento? Cosa perde la Sampdoria senza Vasco Regini? Probabilmente nulla. Ci sono giocatori nella storia recente della Sampdoria – qualche nome a caso: Fornaroli, Koman, Maccarone, Gavazzi, Barillà, Campaña e potrei andare avanti fino a domani mattina – che hanno avuto chance infinitamente inferiori rispetto a quelle di Regini e hanno subito un trattamento ben più duro. Non siamo sicuri che abbandonare la via vecchia per quella nuova porterà per forza un miglioramento, ma è tempo di provarci. Per tutti: per lui e per il club. Non è detto che entrambe le parti non trovino in realtà la felicità separandosi.

Condividi
Articolo precedente
muriel sampdoriaAtlético bloccato sul mercato: addio ai gioielli della Sampdoria
Prossimo articolo
ManciniMancini in Russia, le felicitazioni della Sampdoria