Primavera, Merkaj: «Siamo come una famiglia. Il mio sogno? La prima squadra»

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Il vivaio della Sampdoria, si sa, ha sfornato tanti talenti e continua a farlo, e avere un direttore sportivo come Riccardo Pecini nel settore giovanile, è ovviamente una garanzia. Uno degli attaccanti che sta crescendo in Primavera è l’albanese Olger Merkaj, intervistato in esclusiva da SampTV: «Sono alla Sampdoria da tre anni, sono nato in Albania e sono arrivato in Italia all’età di otto anni, a Torino. Ho giocato a calcio con gli amici fino ai dieci anni, poi ho iniziato nella squadra di paese in prima categoria. Dopo due anni mi sono trasferito in Eccellenza, agli Orizzonti United, ma sempre per divertimento, e poi è arrivata la chiamata della Sampdoria e son dovuto venire a Genova per fare due provini. Quando mi hanno detto che mi volevano, è iniziato un sogno che volevo realizzare fin da quando ero bambino».

Anche se ora è contento, un po’ di difficoltà nell’ambientarsi c’è stata: «Sono arrivato all’ultimo anno di Allievi, i primi mesi sono stati un po’ difficili, perchè a passare da una realtà come quella in cui ero ad una società professionistica, ci ho messo un po’. All’inizio è stato complicato, ma poi mi sono ambientato bene e abbiamo fatto il primo anno con mister Pedone in cui siamo arrivati ai playoff, ma ci ha eliminato l’Atalanta. Il salto di qualità dagli Allievi alla Primavera è stato bello, sto benissimo qui».

A differenza del suo compagno di reparto Andrès Ponce (13 gol in 12 partite), centravanti puro, il giovane Merkaj si sente più un attaccante di movimento: «Posso essere adattato anche ad esterno, ormai ho imparato a giocare anche in quel ruolo, ma mi sento più una seconda punta. Mi piace andare negli spazi, inserirmi. Mi trovo benissimo, sono tre anni che sono qui e posso dire che si è creata una specie di famiglia. Io e miei compagni abbiamo i nostri appartamenti e stiamo insieme 24 ore su 24, ci vediamo sempre al campo, passiamo la giornata assieme».

Ora però l’attaccante albanese non può dare una mano ai suoi compagni, perchè a fine ottobre ha subito un infortunio al ginocchio e dovrà stare lontano dal campo per un bel po’: «E’ successo tutto durante il Derby, verso la fine del primo tempo, volevo crossare in mezzo dalla linea di fondo ma ho messo male il piede. Non pensavo potesse essere così grave, perchè sono rientrato in campo dopo 5 minuti, ma poi ho chiesto il cambio perchè non ce la facevo a continuare. Il primo mese è stato brutto, perchè sentirti dire che devi stare sei mesi fermo per il crociato, ti distrugge. Il primo mese è stato anche quello più duro, ma poi inizi a lavorare e pensi solo a rientrare il prima possibile. Ormai sono quasi due mesi, sto lavorando tanto in palestra per recuperare il tono muscolare e spero di accorciare i tempi, per rientrare per il finale di stagione».

Rey Manaj, attualmente in forza all’Inter e nel giro della prima squadra allenata da Mancini, è approdato in blucerchiato insieme a Merkaj nel 2013 e i due sono diventati grandi amici, anche se poi le loro strade si sono divise: «Con Manaj ci siamo trovati subito. Siamo arrivati lo stesso giorno all’Hotel Flora e ci hanno messo insieme in camera. Da lì è partito tutto, abbiamo iniziato a uscire insieme, a fare tutto insieme, ora siamo come fratelli e ci sentiamo sempre. Vederlo giocare con me negli Allievi due anni fa e ora con la maglia dell’Inter addosso in Serie A, è una bella emozione e mi ha fatto molto piacere. Secondo me potrà fare benissimo nella massima serie, perchè ha ottime qualità sia fisiche che tecniche, è un grande giocatore».

Non poteva mancare un cenno alla qualificazione della Nazionale Albanese a EURO 2016, la prima della sua storia calcistica, e ottenuta per mano di un allenatore italiano: «Per il nostro popolo è una grande emozione, siamo tutti felici per questo risultato. E’ partito tutto da quando è arrivato mister De Biasi sulla panchina».

Un’ultima battuta sugli obiettivi da centrare quest’anno: «Rientrare il prima possibile per fare un po’ di partite e magari sperare di arrivare ai playoff – conclude – ma il mio sogno da quando son qui è indossare la maglia della prima squadra».

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