Puggioni: «Il destino ha voluto che giocassi contro la Juve»

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A volte, uno dice, il destino. È quello che può dire Puggioni guardando alla sua carriera fino ad oggi: una settimana fa usciva il responso sulle condizioni di Viviano che lo ha catapultato dalla panchina al campo. Da riserva a titolare proprio nel Derby della Lanterna. Adesso nuovamente a difendere i pali della Sampdoria, questa volta contro la Juventus. E proprio prima della partita contro i bianconeri, quando Puggioni si trovava al Chievo, iniziò il suo periodo buio

 

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’estremo difensore blucerchiato racconta quella parte della sua carriera che, se non fosse stato per la Sampdoria, lo avrebbe condannato a non vedere più il campo: «È una bella coincidenza perché quando Corini mi mise fuori rosa non riuscii a capirne il motivo. Venivo da un momento positivo, avevo raggiunto il record storico di imbattibilità per un portiere del Chievo, poi non giocai più. Lo scorso anno ho avuto un’altra occasione di giocare lì. Era l’ultima giornata di campionato, ma la dirigenza scelse di regalare un’esperienza importante a un giovane come Brignoli. Una decisione anche condivisibile. Evidentemente, però, era destino che mi togliessi questa soddisfazione».

 

Come in un film il destino ha disposto le cose in modo tale che Puggioni potesse tornare a giocare contro la Juventus. Una storia con la morale in un certo senso: «Ho avuto la conferma che per superare le avversità bisogna saper soffrire. Bisogna cercare di cambiare l’inerzia delle situazioni spiacevoli. Per fortuna il d.s. Osti mi ha regalato il sogno di poter tornare nella squadra per cui tifo. Però è stata dura. Ora potrei citare “Cinderella Man” e dire: io so perché mi alleno. In quei momenti impari a dare il senso giusto alle cose della vita, alla famiglia, ai figli. Quando le luci sono spente il calcio diventa passione pura, senza compagni, senza allenatori. Lasciarsi andare è facilissimo.  Ora posso dire che quell’esperienza mi ha fatto ringiovanire. Certe cose ti fanno ritrovare il bambino che è in te».

 

Due passioni nella vita di Puggioni, la pesca e lo studio della legge: «Sono stato a Bosa a pescare con Franco Bellini e Sandro Pischedda. Franco è incredibile, è campione del mondo, i giapponesi vanno in Sardegna per studiare le sue tecniche di pesca al calamaro. Un’esperienza rigenerante. Io, poi, ho avuto fortuna. Quando invece c’è stato Palombo non c’era il clima giusto, così ora posso prenderlo in giro. L’università? Mi mancano ancora tre esami e fatico a trovare il tempo per studiare, ma ci sto lavorando. Ho seguito, però, in prima persona la mia causa, vinta insieme all’avvocato Calcagno. Dopo quell’esperienza ho cercato di sensibilizzare i miei colleghi sulle elezioni degli organi che ci governano. Spesso noi calciatori restiamo in balia degli eventi, ci manca il tempo, e pure la voglia, di star dietro a cose importanti. Ho condiviso quanto ha detto Buffon sulla questione Intralot. Ci sarebbero tanti aspetti da approfondire».

Ora la Juventus che ha perso contro il Milan, squadra ferita nell’orgoglio: «Ferita o meno è lo stesso. Loro sono un top team a livello europeo e noi non dobbiamo nascondercelo. Sarà dura. Come ho detto, però, è nella sofferenza che spesso si riesce a trovare la forza per reagire».

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