Quagliarella, il vestito su misura per Montella

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Alzi la mano chi ha brindato alla cessione del vicecapocannoniere della Serie A a gennaio. Si faccia avanti chi avrebbe scommesso su un Fabio Quagliarella che pare tornato ai tempi della Juventus e sul flop totale di un Eder che in sette partite in nerazzurro ha lasciato la rete immacolata. Il tutto può essere ridotto al solito paradigma: il calcio è strano. Oppure no.

Forse Vincenzo Montella, preso atto della cessione di Eder, ha visto un foro nella matassa e ci si è buttato ad occhi chiusi, sperando in tutto quello che, di fatto, sta accadendo. Ovvero che Fabio Quagliarella si è rivelato il vestito fatto su misura per le idee offensive di Montella. Il tecnico napoletano è tornato nella sua madre patria calcistica attraversando un tappeto rosso steso dai tifosi increduli all’annuncio del suo ingaggio. Lasciando perdere il disastroso inizio su cui si è disquisito fin troppo, è interessante focalizzarsi sulle prime scelte messe in atto. Poche le differenze iniziali con la Samp di Zenga, a livello tattico, ma è parso chiaro fin da subito un aspetto: Eder si allontana dalla porta. Gli viene chiesto di giocare più per la squadra e di correre di più. Lui, risultando comunque decisivo quando serve, segna di meno. Per caratteristiche proprie non offriva a Montella un punto di riferimento in avanti che Quagliarella, ad oggi, garantisce settimanalmente.

Questo non vuol dire che Quagliarella sia meglio di Eder in termini assoluti (affermazione opinabile), ma la freddezza dei numeri e la fluidità delle manovre offensive attestano un concetto molto chiaro: ora come ora Fabio Quagliarella è il terminale offensivo ideale nel gioco di Montella. Questo concetto non va evidenziato solo a causa dell’aspetto fondamentale legato ai gol segnati o ai punti conquistati. Questa svolta riguarda la parziale soluzione del più grande problema di Montella da quando è alla Sampdoria: i giocatori adatti al suo gioco. Aver trovato uno, basta uno, che si sposi all’idea di Montella ha garantito punti e prestazioni. Questo non basta (ancora) per salvarsi ma basta per tranquillizzare chi già pensava di consegnare il bidone d’oro al tecnico napoletano. Rigenerare un campione come Quagliarella non era un’impresa facile. Non che fosse un giocatore finito, ma i primi mesi in granata avevano evidenziato un’usura nelle prestazioni culminate poi con lo scontro con la piazza. Ingredienti sufficienti a far crollare un giocatore non propriamente a inizio carriera. Quagliarella, grazie al suo temperamento e al ruolo affidatogli da Montella, si è preso sulle spalle una squadra in balia delle onde e la sta trascinando a riva. E Montella può tornare a sorridere. Ora però, la salvezza.

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