Ranocchia-Alvarez e l’asticella di Firenze

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Braccia larghe e occhi al cielo: «Era l’ora». È stata questa, più o meno per tutti, la reazione di fronte alla prestazione dei due acquisti a rischio di gennaio. Tutti e due ex interisti, tutti e due reduci da un periodo non facile. Tutti e due partiti male anche a Genova. A Firenze Andrea Ranocchia e Ricky Alvarez hanno messo in atto quasi tutto quello in cui sperava ogni tifoso all’annuncio del loro ingaggio. Si è visto un Ranocchia preciso, pulito e, udite udite, decisivo in almeno due interventi.

Certo, nelle varie manovre in retromarcia, quando arriva la palla a Ranocchia da ultimo uomo, migliaia di respiri blucerchiati rimangono in sospeso come nella cima di una ruota panoramica, ma a risultato acquisito nessuna frittata è stata fatta. Stesso discorso per Alvarez. Ricky Maravilla non avrà mandato in tilt gli autovelox del Franchi, ma nello spazio temporale di 3 secondi ha trasformato l’acqua in champagne non appena visto con gli occhi dietro la testa quell’angolino lontano e indifeso, pescandolo chirurgicamente. E poi non ha concesso punti di riferimento alla Fiorentina, cosa che gli si chiede caldamente di ripetere ogni domenica. Pur non avendo giocato la partita della vita, Andrea e Ricky hanno la possibilità di piazzare nel prato di Firenze un’asticella: da qua non dobbiamo scendere.

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