Salvi: «Non bisogna perdere l’equilibrio, la Samp merita la A»

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Quando si parla delle grandi bandiere del passato della Sampdoria è impossibile non citare Giancarlo Salvi. 15 anni in blucerchiato, poco meno di 300 presenze con la maglia del Doria tra gli anni ’60 e ’70 e una cinquantina di reti. E tra queste la più importante di tutte, quella del 2-0 che regalò la salvezza alla Samp del 7 giugno 1964. Era uno spareggio salvezza, di quelli da dentro o fuori. Leggermente diverso da quello che domenica la Samp vivrà con il Frosinone ma ugualmente importante.

«Lo stadio mi sembrava enorme – racconta Salvi ai microfoni de Il Secolo XIX – ma era pieno di Sampdoriani. Io segnai il gol della siurezza, una gran botta di destro a distanza ravvicinata. Ero arrivato alla Samp da ragazzino, dalla Valbormida, e quello era il primo anno in A. I compagni mi portarono in trionfo e al ritorno a Genova fu festa grande. La vittoria col Modena è una delle pagine più belle della mia carriera insieme al gol segnato al debutto contro il Messina».

La ricetta per vincere queste sfide importantissime è, secondo Salvi, abbastanza semplice: «La chiave in unh club è che tutti, dai dirigenti ai giocatori, non devono mai perdere l’equilibrio, senza andare fuorigiri. E poi l’apporto dei tifosi è decisivo, giocare in casa è un bel vantaggio. Genova è una piazza stupenda, c’è calore, ma neanche troppe tensioni. Purtroppo è difficile trovare altri personaggi come ilmio amico Mantovani ma la Samp merita di stare sempre in A».

La Samp è sempre nel cuore, anche se giudicare dalla distanza, da anni Salvi vive a Vicenza, è sempre molto, molto difficile. «Quando Montella ha accettato di venire sono rimasto un po’ sorpreso visto che aveva tante offerte importanti, ora dovrà venire fuori da questa situazione. Cassano è forte ma quando gioca vorrei vedere più entusiasmo. Quagliarella è uno che ci prova sempre anche se non ha mai segnato tantissimo. Spero che pure a loro, come a tanti attaccanti, l’aria di Genova faccia bene anche se poi è importante anche non prenderli, i gol».

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