Muriel, quando l’unica certezza è la plusvalenza

Muriel sampdoria
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Ferrero realizza un’altra plusvalenza in questo pre-calciomercato estivo: Muriel saluta dopo due anni e mezzo con qualche alto e tanti bassi

Sono sincero: io non mi sono mai affezionato a Luis Muriel, né ho mai pensato che sarebbe rimasto alla Sampdoria per molto tempo. La sua natura di cartellino da rivendere per produrre una plusvalenza l’ho sempre vista stampata sul quel viso da giovane colombiano: non perché non abbia mai creduto in lui – un po’ sicuramente – ma proprio perché Muriel rappresenta quella tipologia di giocare che, prima o poi, se ne va da una squadra come la Sampdoria. Partiamo dal presupposto che Muriel, nella gestione Ferrero, è stato probabilmente il giocatore che abbiamo atteso di più, sul quale abbiamo riposto più attenzioni possibili, oltre che innumerevoli speranze. Ci ha ripagato a volte, sicuramente, come fatto d’altronde anche nel derby di ritorno di quest’anno, ma troppe volte ci siamo detti “questo è l’anno di Muriel”. L’anno di Muriel non è mai arrivato: facciamocene una ragione, e per un dato lasso di tempo ho anche temuto che, nel cederlo, ci avremmo rimesso. Il giocatore non si è valorizzato, nonostante il Doria abbia voluto valorizzarlo ha continuato a essere incostante, un po’ per gli infortuni un po’ perché, effettivamente, non si è mai capito se avesse i colpi ma non la testa o se avesse la testa ma non i colpi: forse più la prima, unita a una buona dose di velocità e capacità atletiche, nonostante una corporatura non proprio slanciata. Però Muriel non ce l’ha fatta. Non a Genova.

Nonostante le mie tragiche previsioni, Ferrero è riuscito a realizzare un’altra incredibile plusvalenza. Di quei 12 milioni (10,5 di riscatto obbligatorio più 1,5 di bonus alla trentesima presenza entro il 30 giugno 2016) la Sampdoria non solo ne recupera il cento per cento, ma ne incassa anche dieci in più, con tanto di 6 milioni di bonus annessi. Tolto l’ingaggio versato nel corso di questi due anni e mezzo, il nostro presidente è riuscito a incassare almeno 8 milioni in più di quanto versato a suo tempo nelle casse di Pozzo. Anche quest’anno in qualche modo bisognerà capire cosa il Siviglia c’abbia visto nei nostri giocatori, dato che già l’anno scorso ci ha permesso di realizzare una buona plusvalenza con Joaquin Correa, altro sudamericano che il calcio sta aspettando di capire in che posizione collocare, se dal lato dei talenti inespressi o se tra i giocatori che abbiamo sovrastimato. Torniamo a Muriel, però, e a questa cessione: se Ferrero ha intenzione di credere nel progetto che egli stesso ha detto di voler delineare, se le sue intenzioni sono ancora quelle di spremere tutto il succo dell’albero di limoni piantato qualche anno fa, questa plusvalenza va immediatamente rimessa sul mercato, magari non tutta, ma una buona parte di essa. I nomi non mancano e uno in realtà potrebbe già essere arrivato: parlo di Caprari, che come statura può sostituire perfettamente Muriel (ha appena qualche centimetro in meno) e anche come posizione in campo. Restano da comprendere le bontà tecniche in un contesto diverso da Pescara, ma forse proprio l’arrivo dell’ex Pescara ha sponsorizzato la cessione in terra iberica del colombiano.

Tirando le somme so che attirerò l’ira di gran parte dei tifosi, ma personalmente trovo che la cessione di Muriel fosse necessaria e propedeutica a un futuro più armonioso della Sampdoria: siamo già in ritardo di un anno sulla tabella di marcia di Luis, che avrebbe potuto rispondere alle sirene russe quando hanno risuonato nel corso dell’estate del 2016, ma forse quest’anno alla corte di Giampaolo gli ha permesso di far aumentare il proprio valore, di farci arrivare alla plusvalenza potenziale di 15 milioni. Ora, però, vorrei pensare a Caprari e a un giocatore che, per come arriva e per come ha indossato i panni dell’attaccante che deve rincorrere la salvezza, risponde maggiormente all’identikit del giocatore che si può legare alla nostra maglia. Come Quagliarella, d’altronde. Non come Muriel.

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