Sarri, domani la sentenza: in ballo l’intera stagione

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Quello che è successo ieri sera, ai margini del match di TimCup tra Napoli e Inter, vinto dai nerazzurri per 2-0 grazie ai gol di Jovetic e Ljajic, avrà sicuramente un riflesso legale importante. L’offesa che Sarri ha rivolto a Roberto Mancini rientra nel campo delle condotte che comportano un offesa per motivi di sesso e il tecnico del Napoli rischia una lunga squalifica.

Facciamo chiarezza: il testo dell’art.11 delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF) afferma che sono considerati comportamenti discriminatori: «…ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori». L’aver usato l’epiteto “frocio” e “finocchio” quindi rientra nella fattispecie sanzionabile.
Maurizio Sarri quindi, sempre come riporta la norma rischia la squalifica: «I dirigenti, i tesserati di società, i soci e non soci di cui all’art. 1 bis, comma 5 che commettono una violazione del comma 1 sono puniti con l’inibizione o la squalifica non inferiore a quattro mesi o, nei casi più gravi, anche con la sanzione prevista dalla lettera g) dell’art. 19, comma 1 (cioè il Daspo, n.d.r.), nonché, per il settore professionistico, con l’ammenda da € 15.000,00 ad € 30.000,00».

Va puntualizzato che l’allenatore è considerato un tesserato e non un calciatore, quindi qualora scattasse la squalifica (che per i calciatori sarebbe di 10 giornate da applicare nella competizione in cui è stata commessa, la Coppa Italia in questo caso) Maurizio Sarri la sconterebbe su tutte le competizioni, anche in Europa League perchè l’Uefa recepisce le sanzioni.

Domani ci sarà la sentenza e fondamentale sarà il referto dell’arbitro Valeri, che non era nei pressi del campo in cui si è svolto il botta e risposta tra gli allenatori, nel quale saranno indicati i motivi dell’allontanamento dal campo dei due mister. Inoltre la testimonianza del quarto uomo. nonchè le immagini televisive e l’intervista degli allenatori nel post partita andranno a completare il quadro. La parola a questo punto passa al giudice Tosel che dovrà valutare se le frasi di Sarri avevano una reale intenzione di insulto discriminatorio o se si possa tirare in ballo l’attenuante della tensione per il finale di partita concitato, come sottolinea la Gazzetta dello Sport.

Questo richiama alla memoria un caso legato strettamente alla Sampdoria, dove una battuta del Presidente Ferrero scatenò un putiferio simile e che ebbe un esito molto duro per il numero uno della Sampdoria. La battuta era rivolta al Presidente dell’Inter, indicato come “filippino” durante una intervista di Ferrero ai microfoni della Rai. Anche Ferrero, come Sarri, si era poi scusato e aveva sottolineato che non voleva essere un insulto discriminatorio ma fu comunque sanzionato: 3 mesi di inibizione, 10mila euro di multa personale e 35mila euro di multa per il club. Se effettivamente entrambi gli insulti rientrano nella medesima fattispecie sarebbe veramente singolare che l’allenatore del Napoli non subisse una squalifica per le parole dette, certo è che se il regolamento venisse applicato alla lettera non potrebbe più tornare in panchina per il resto della stagione.

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