Schick, da Napoli a Napoli: la partita della consacrazione

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Da silenzioso super-sub a pezzo fondamentale della Sampdoria nel girone di ritorno: la gara di Napoli trasformò la reputazione di Patrik Schick

Forse cinque mesi fa non l’avremmo mai detto. Fino alla fine del 2016, Patrik Schick era considerato un super-sostituto, uno da inserire se Luis Muriel non avesse ancora avuto lo spunto giusto per raddrizzare la partita. Alla fine dello scorso anno solare, Schick aveva accumulato 15 presenze tra campionato e Coppa Italia, in cui aveva timbrato il cartellino del gol per sei volte. Insomma, gli si prospettava un buon futuro, ma mai nessuno avrebbe scommesso su un tale exploit nel 2017. Cinque mesi dopo, raccontiamo di un ragazzo che sembra ormai lontano dalla Sampdoria per i tanti interessamenti da parte di club italiani ed esteri: se rimarrà a Genova, sarà solo in prestito, con il cartellino già venduto a un’altra società. E allora è strano sapere come quella che potrebbe essere la sua ultima gara con la Sampdoria sarà proprio contro l’avversario con il quale ha fatto capire di poter diventare grande: la partita dell’andata contro il Napoli dimostrò le potenzialità di Schick.

SAN PAOLO CALLING – La partita dell’andata arrivò in un momento particolare per la Sampdoria: dopo la striscia che aveva salvato una prima volta Giampaolo dal licenziamento, la squadra si era nuovamente inceppata. Un gruppo di giovani, di cui molti alla prima esperienza in A, era reduce da risultati deludenti: sconfitte contro Chievo e Lazio, pareggio a reti bianche contro l’Udinese. E neanche l’atmosfera era delle migliori, con il caso-Silvestre (poi rientrato, con tanto di rinnovo) e quello riguardante Torreira (rientrato anch’esso, ma la cessione del centrocampista è sempre sul tavolo come ipotesi per l’estate). Giampaolo scelse di partire non con Muriel titolare, ma con Schick: la strategia era quella di intasare un lato del campo e costringere il Napoli a giocare la palla meno fluidamente, magari spingendo anche al cambio di gioco con lancio dall’altro lato del campo (strumento che raramente gli azzurri usano).

Schick
© FourFourTwo

A guardare la grafica di FourFourTwo, non sembra esserci molto da segnalare. Ma è proprio nelle poche cose fatte bene che Schick fa capire a Giampaolo quanto può essere importante, anche da titolare. Oltre all’autogol causato da Hysaj e propiziato da una giocata molto intelligente di Schick, il ceco si muove lungo tutto il reparto avanzato, aiutando le avanzate blucerchiato soprattutto a destra, dove la difesa azzurra sembra più debole e vulnerabile. Due tackle riusciti, un dribbling vincente, ma soprattutto la capacità di andare in appoggio e in pressione dove più serve. Nella ripresa Schick mancherà il colpo del k.o. poco prima che avvenga l’infelice espulsione di Silvestre per doppia ammonizione, ma quella sera abbiamo inquadrato il talento del ceco. Ora che tutto il mondo sembra averlo realizzato, può darsi che lo saluteremo prima del previsto. Ciò nonostante, fu proprio quella sera – all’ombra del Vesuvio – a farci capire prima degli altri che, sì, la vie c’est fantastique con Patrik Schick.

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