Semioli e l’addio al calcio giocato: «Orgoglioso di quanto fatto, mio percorso una favola»

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Aveva visto il meglio e il peggio della Sampdoria, Franco Semioli. Dalla qualificazioni ai preliminari di Champions League fino alle lacrime della retrocessione, passando per la Serie B e l’immediata risalita in Serie A. A settembre del 2012 si era poi trasferito in cadetteria al Vicenza, e nel 2014 in Serie D con la maglia del Chieri, società sportiva dilettantistica della provincia torinese.

Dopo vent’anni di calcio giocato, l’ex-centrocampista blucerchiato ha deciso in questi giorni di appendere gli scarpini al chiodo. Resterà al Chieri, dove proseguirà come allenatore della leva Juniores e come vice-allenatore della prima squadra. Una decisione difficile e maturata nel tempo, ma con la prospettiva di una nuova esperienza in un ruolo inedito: «Ci pensavo da tempo. È un momento che arriva per tutti i giocatori, insieme a domande tipo “Cosa farò domani?”, “Quale sarà il mio futuro?”. Non ho mai avuto dubbi che il mio futuro fosse restare nel calcio, la mia passione e la mia vita. Ho vissuto di calcio e vivrò di calcio.

«Fisicamente sto ancora bene, avrei potuto giocare ancora – spiega al sito ufficiale della società piemontese – ma gli acciacchi degli anni precedenti mi hanno fatto pensare che fosse il momento giusto. Diventare allenatore della Juniores del Chieri è un’opportunità caduta a pennello che mi ha fatto prendere la palla al balzo. Tutto è accaduto molto in fretta. Per me è l’inizio di una nuova carriera che spero mi porti lontano, sempre con i piedi per terra e umiltà. Il calcio riserva sempre tante sorprese. Poter allenare ragazzi già maturi di 17-18 anni è una prospettiva che mi piace molto. Metterò a disposizione esperienza, conoscenze, professionalità e dedizione al lavoro».

Guardandosi indietro e analizzando la sua carriera da calciatore, Semioli sembra contento di quanto vissuto: «Sono veramente orgoglioso di quello che ho fatto. Lo dico con emozione. Nessuno regala niente, quello che vuoi ottenere te lo devi sudare e guadagnare. I sacrifici che ho fatto mi hanno ripagato in tutto. Lo devo in primo luogo ai miei genitori che per me hanno fatto tantissimi sacrifici quando soldi ancora non ce n’erano. Sono le prime cose che mi vengono al cuore in questo momento. Poi il mio percorso da professionista è stato una favola. La Nazionale è stata la ciliegina sulla torta: è il sogno di chi gioca ai massimi livelli, per fortuna e per bravura io ci sono riuscito. Non posso recriminare nulla. Ho sempre dato il massimo e sono sempre stato professionista al 100%. Mi hanno voluto bene tante persone, sono sempre andato d’accordo con tutti, credo di essere stato apprezzato per la mia umiltà  – conclude – che ritengo sia la mia qualità più importante. Un giorno potrò raccontare con orgoglio la mia storia ai miei figli».

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