Silvestre, l’enigma-simbolo di un’annata storta

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Nei momenti di crisi di una squadra lo sport più diffuso è la ricerca del capro espiatorio. Si tratta di una disciplina a tratti inevitabile portata avanti, a fasi alterne, da tifosi e media. Nella travagliata stagione blucerchiata è impossibile trovare un colpevole unico della rovinosa caduta rispetto alla scorsa stagione. I nomi esclusi da questa lista nera, infatti, sarebbero quelli di pochi eletti: alcuni andati via a gennaio, magari all’Inter, altri arrivati nello stesso periodo, magari dal Torino. Per il resto sarebbe una guerra verbale tra opinioni totalmente soggettive, visto che, fondamentalmente, ce ne sarebbe un po’ per tutti. Non potendo trovare un capro espiatorio si può, più facilmente, individuare un simbolo. Qualcuno che, nella buona stagione 2014/2015, si sia affermato come punto fermo e che quest’anno si sia rivelato non all’altezza del segno lasciato in precedenza. Uno come Matias Silvestre.

Arrivato a Genova dopo la doppia parentesi (non positiva) di Milano, Silvestre arriva a Genova con l’intento di tornare quello della doppia parentesi siciliana (decisamente positiva). Ai nasi storti Silvestre risponde formando una coppia difensiva sensazionale con Alessio Romagnoli. I due, insieme, sono perfetti. Alessio impressiona mezza Europa per l’eleganza da trequartista nel difendere l’area di rigore, Matias bada meno alla forma ma ottiene voti con lode nel contenuto. Finito il campionato, il primo torna a Roma per poi essere venduto al Milan a peso d’oro, il secondo rimane a Genova dopo una telenovela di mercato. La conferma viene comprensibilmente salutata come la prima botta di mercato dell’anno. Un infortunio serio lo blocca per buona parte della stagione,  ma quando rientra in campo viene inghiottito dall’abisso in cui si trova la Samp. La domanda, lecita, è quella posta da chiunque lo abbia visto giocare in questi due anni: La colpa di questa dicotomia è della combo infortunio-annata oppure abbiamo davanti agli occhi un giocatore che funziona solo se affiancato da un predestinato? L’intervento in scivolata su Meggiorini di domenica dopo venti minuti soddisfa i cultori del primo pensiero, il resto della partita contro il Chievo (e più o meno di tutte le altre) preoccupa ulteriormente i sostenitori del secondo. Entro l’inizio del mercato bisognerà capire da che parte penderà l’ennesima bilancia di questa stagione di paturnie ed enigmi. 

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