Soriano si racconta: «Samp ambiente ideale per crescere. Quando ero a Monaco…»

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Un vero e proprio jolly per il centrocampo della Sampdoria, e uno score realizzativo degno di un attaccante: sono otto le reti siglate in questa stagione da Roberto Soriano, giocatore molto ambito sul mercato.

Come suggerisce il nome, le sue origini sono italiane, ma Soriano è nato a Darmstadt, in Germania. Ed è lì che è cominciata la sua carriera da calciatore, con le giovanili del Bayern Monaco: «Sanno abbinare i percorsi di formazione ai centri sportivi che quasi tutti i club, non solo i più grandi e famosi, hanno a disposizione. Quando mi sono trasferito a Monaco ed ero molto giovane, il Bayern mi ha fatto sentire subito “a casa”, mi ha protetto. Avevamo tutto ciò che serviva per pensare solo al calcio. Regole e rigore, certamente, ma anche strutture, organizzazione, personale. Tutti divisi per categoria – racconta in una lunga intervista a BMagazine – in una scala di crescita che poi ha portato tanti ragazzi in prima squadra e in Nazionale. Su cosa puntano? Sull’educazione allo sport, sulla mentalità, sull’attenzione in ogni aspetto, non solo quello tecnico e tattico».

Poi quella chiamata che gli ha permesso di ritrovare la sua terra d’origine. La Sampdoria lo voleva con sé e lui non ha esitato ad accettare: «Io sono cresciuto in Germania, ho frequentato scuole e amici tedeschi, però mi sono sempre sentito italiano, in casa si parlava italiano, si mangiavano piatti italiani e si ascoltava musica italiana. Mi sono trovato benissimo nel calcio tedesco, ho avuto la possibilità di essere convocato nelle nazionali giovanili, quando posso torno in Germania dove vivono ancora i miei genitori e dove ho tantissimi amici, però ho sempre coltivato il sogno del calcio italiano, quindi quando è arrivata la chiamata della Samp, proprio negli ultimi giorni del mercato di gennaio del 2009, non ho avuto il minimo dubbio: ho detto subito sì. All’inizio non è stato facile, soprattutto come abitudini, come sistemi di gioco, però l’ambiente Samp ha la capacità di coinvolgere i ragazzi, di farli sentire in famiglia e importanti. Un clima ideale per crescere».

Appena approdato a Genova, il ragazzo è stato aggregato per un anno alla prima squadra della Sampdoria: «Quanto ho imparato da quel periodo? Tantissimo, perché dovevo confrontarmi con calciatori affermati. Per esempio c’era Cassano che usava il bastone e la carota, però ha sempre speso belle parole per me e mi ha dato grande fiducia».

Poi l’avventura in cadetteria con la maglia dell’Empoli. Al termine della stagione, Soriano poteva vantare 27 presenze condite da 2 gol: «E’ stata un’esperienza molto formativa, per la prima volta uscivo realmente dal settore giovanile, dovevo andare avanti con le mie gambe ed Empoli in tal senso è un ambiente ideale, senza pressioni, con una società snella e molto vicina alla squadra».

Quando gli si chiede come un giovane si debba comportare in mezzo a tanti giocatori di esperienza, lui risponde così: «Io mi sono sempre comportato con naturalezza, questo sono e questo voglio essere, ho sempre accettato la vita dello spogliatoio, anche quella ironia, da “camerata”, però non ho mai avuto particolari problemi».

La minore pressione mediatica della Serie B, forse permette ai giovani promettenti di esprimere al meglio le proprie potenzialità: «Penso di sì, anche se credo che questa pressione sia diversa a seconda delle piazza e, comunque, oggi il torneo della B ha un’ottima visibilità, quindi la pressione c’è e non è sbagliata: per maturare – conclude – bisogna confrontarsi anche con i problemi».

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