Tempo di bilanci: Praet, era lecito aspettarsi di più?

praet sampdoria
© foto Mattia Bronchelli

La stagione sta ormai volgendo al termine ed è tempo di bilanci in casa Sampdoria: era lecito aspettarsi qualcosa di più da Praet?

Quando la Sampdoria ha annunciato, il 24 agosto, l’acquisto a titolo definitivo di Dennis Praet, l’entusiasmo nei tifosi blucerchiati è salito alle stelle: nonostante il contratto in scadenza a giugno 2017 con l’Anderlecht, la Sampdoria ha infatti messo sul piatto ben 10 milioni, una cifra certamente considerevole, soprattutto se si considera che il ragazzo a febbraio avrebbe potuto firmare a titolo gratuito con chiunque. Un po’ per rispetto nei confronti di una società con la quale ci sono ottimi rapporti – come conferma la cessione di Okaka – e un po’ per il fatto che ad inizio 2017 la Samp non avrebbe potuto competere con club più ricchi, se questi avessero offerto – risparmiando i soldi dell’acquisto – a Praet un ricco ingaggio, la Sampdoria aveva così deciso di puntare sul talento belga, arrivato a Genova con le stimmate del giocatore superiore, che avrebbe potuto, una volta integratosi con il calcio italiano, far fare un salto di qualità alla squadra. Con il senno di poi, si può dire che, almeno rispetto alle aspettative, alcune cose siano andate diversamente.

TREQUARTISTA, ANZI NO – Anzitutto, Praet è arrivato a Genova in qualità di trequartista, posizione che all’Anderlecht aveva spesso ricoperto – insieme a quella di seconda punta o di esterno d’attacco. Un ruolo, questo, che in blucerchiato vantava però già ben 3 interpreti: Alvarez, Djuricic e Fernandes, arrivato anch’egli da poco a Genova per una cifra totale di 7 milioni – 1 per il prestito, 6 per il riscatto obbligato. Alla presenza di molti trequartisti, si è poi unito un altro fattore: mister Giampaolo. L’allenatore blucerchiato, infatti, dopo aver provato il classe ’94 sulla trequarti contro Atalanta, Milan e Bologna – e straordinariamente anche nell’ultima uscita contro l’Udinese, in cui il ragazzo non ha brillato -, ha preferito spostarlo a centrocampo, nel ruolo di mezz’ala sinistra. Un posto, in quel momento, occupato con pieno merito da un altro volto nuovo frutto della campagna acquisti estiva, quello di Karol Linetty, che si stava imponendo all’attenzione del mister e dei tifosi per doti atletiche e caratteriali importanti. Se poi si aggiunge che sulla destra Barreto era tornato il centrocampista – irrinunciabile anch’egli, agli occhi dell’allenatore svizzero – che si era visto a Palermo, per Praet gli spazi in squadra, quantomeno da titolare, si sono ridotti di molto.

BILANCIO – Nonostante ciò, il belga è comunque riuscito a ritagliarsi un proprio spazio: ad una gara da termine della stagione, l’ex Anderlecht ha collezionato 33 presenze con la maglia blucerchiata – 31 in campionato e 2 in Coppa Italia -, segnando un gol e servendo un assist. Bene dunque a livello di minuti giocati, migliorabile invece il discorso relativo all’incisività sulle partite. Dopo la partita contro la Roma vinta 3-2 in rimonta – coincisa con il suo primo gol in Italia -, se non altro, sia il mister che i tifosi hanno avuto la conferma che il ruolo ideale per il numero 18, nello scacchiere blucerchiato, è quello della mezz’ala sinistra, posizione che gli consente, accanto alla fase di corsa e fatica, di unire la fase propositiva utilizzando il suo destro delicato, così già rivolto verso la porta. In generale, si può dire che, come prima stagione in Italia, le cose non siano andate male per Praet: d’altronde, se tutti i diamanti grezzi acquistati in estate dalla Sampdoria fossero esplosi subito come ha fatto Schick, staremmo a parlare probabilmente di una stagione di ben altro spessore. Se, come sembra, la società confermerà Praet in rosa anche per il prossimo anno, allora sarà lecito aspettarsi qualcosa di più, questo sì: con un anno di esperienza italiana alle proprie spalle, i meccanismi di squadra già ben impressi e la voglia di affermarsi ad alti livelli, il prossimo potrebbe diventare davvero l’anno di Dennis Praet.

Condividi
Articolo precedente
dodô sampdoriaDodô, cala il sipario: il problema è di testa
Prossimo articolo
Sampdoria-Napoli: una vittoria che manca da 7 anni