Una sconfitta che brucia

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Perdere fa sempre male, sfido chiunque a dire il contrario. Perdere così, poi, fa ancora più male, perché la sconfitta maturata a Modena è tra le pagine più fastidiose di questa stagione, tanto per quanto creato, tanto per quanto subito, tanto per l’atteggiamento del Carpi quanto per quello della Sampdoria. 

Analizzando i fatti, l’unico modo che la Sampdoria aveva per non perdere questa partita era non cedere alle ingenuità difensive cui si è concessa soprattutto nel secondo tempo, con Fernando in primis autore di una velleità che è costata, ai punti, l’intera partita. Vincerla era pressappocco impossibile, a meno che non ci fossero stati i legni a sostenere la porta avversaria e Belec, in formato Neuer, in porta. Perché in attacco, come in tutte le partite da quando Antonio Cassano scende da titolare sul palcoscenico verde, le azioni ci sono state, si sono anche concretizzate, con ottimi dialoghi tra il 99, Soriano e Correa, ma è stata la difesa a condannare questa domenica pomeriggio del Doria. Una difesa che tra l’altro, ironia della sorte, ha funzionato meglio nel contrastare i contropiedi degli ultimi 30 minuti, quando a difendere erano rimasti soltanto Silvestre e Zukanovic, piuttosto che negli altri 60 minuti, in un ipotetico quattro contro due. 

Ci sono delle note positive che possiamo sottolineare e che voglio sottolineare, perché mi preme. La prima riguarda Joaquin Correa, che finalmente ha messo a tacere quasi tutte le mie critiche negative delle scorse settimane. Proprio di recente l’avevo invitato a dimostrare a tutti che era arrivato il momento di riprendersi quello che gli spettava, il giusto spazio: sebbene all’inizio della gara col Carpi le speranze non erano altissime, pochi minuti prima del gol Correa si è destato. La rete, poi, è di ottima fattura, un tiro bellissimo a coronamento di un’azione corale lodevole: pensare che qualche settimane fa sbagliava un gol molto più semplice contro l’Inter e ieri ha dato quel giro perfetto alla palla mi dà un senso di stranezza profondo, ma mi rende allo stesso tempo felice per una crescita che spero possa proseguire. Una crescita che deve passare, chiaramente, anche sul lungo periodo, perché quando poi è arrivato il momento dell’arrembaggio, Montella ha preferito affidarsi a Carbonero, caratteristiche diverse, sì, ma più grinta e rapidità, fondamentalmente.

Un’altra nota positiva è rappresentata dalla confidenza di Cassano, che cresce e aumenta di partita in partita: il gol alla Juventus gli ha ridato sicuramente coraggio, gli ha fatto ricordare quello che da anni svariati allenatori hanno provato a fargli capire. Cioè che un attaccante tira, ancor prima di costruire. Spesso, infatti, FantAntonio veniva accusato di eccessiva generosità, soprattutto negli anni recenti, ieri invece è andato due volte al tiro: pochi, direte, ma in realtà più di lui ha tirato solo Correa, che ne ha fatti tre, in tutta la partita. Ma d’altronde tirare contro questo Carpi non era per niente facile: guardare la partita in linea d’aria col centrocampo, nel secondo tempo, è stato pressappoco claustrofobico. Un totale di 20 giocatori, tolti Viviano e Silvestre, o Zukanovic in alternanza, nella medesima metà campo, tutti addossati al limite dell’area di rigore difesa da Belec o sulla trequarti campo, in attesa di una ripartenza che, sfruttando la velocità di Lasagna, di Mbakogu o Di Gaudio, finché è stato in campo, mettesse a rischio la Sampdoria. 

È chiaro che il Carpi debba salvarsi, che debba fare di necessità virtù e che quindi dopo il 2 a 1 Castori abbia ordinato il più sostenuto dei catenacci à l’italiana, in attesa della ripartenza, è chiaro che quindi un 2 a 1 va difeso con il pugnale tra i denti mentre si risale la classifica, perché tale atteggiamento premia i romagnoli, ma danneggia di gran lunga chi è dall’altro lato. Il nervosismo d’altronde, in questi casi, aumenta vertiginosamente: lo dimostra Soriano, che per sua fortuna trova in Mariani un fischietto probabilmente ancora privo di grande personalità, e ammonisce soltanto il capitano della Sampdoria che gli dà una spallata. Queste reazioni vengono punite in maniera molto più pesante. Ma lo dimostrano un po’ tutti, perché quando non riesci a segnare e trovi sulla tua strada una muraglia bianca, condita da un portiere al quale riesce praticamente tutto, il nervosismo lo giustifichi. Certo, se poi Muriel avesse dato un po’ di angolo alla sua conclusione probabilmente saremmo qui a parlare di un altro risultato, ma la sostanza non muterebbe: per non perderla, questa partita, serviva un altro reparto difensivo. 

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