Uno scenario talmente scontato da sembrare irreale

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Meglio ragionare a mente fredda, dico sempre. Perché ragionare sull’ufficialità di Vincenzo Montella direttamente martedì sera, quando il Milan ha annunciato il suo nuovo allenatore, sarebbe potuto essere controproducente. Non che fosse stato un fulmine a ciel sereno, sia chiaro, perché era nell’aria da un po’, ma indubbiamente l’amaro in bocca rimane. Ci ragiono, quindi, a quasi 48 ore, a ridosso della scelta del nuovo tecnico, che sia Pioli o Giampaolo. Sui due, aprendo una piccola parentesi, dico che preferirei il primo, per motivi tecnici, ma anche per un aneddoto: ero a Firenze, alla premiazione di Roberto Soriano, che avevo personalmente indicato come giovane promessa della Serie A da premiare col Trofeo Borgonovo (qui l’annuncio di SampNews24 / qui il comunicato ufficiale della Sampdoria), e alla presenza di Stefano Pioli, anch’egli premiato, pensai che sarebbe stato l’ottimo erede di Sinisa Mihajlovic, che in quell’estate del 2014 non aveva ancora dato garanzie di restare. Magari due anni dopo potrei essere accontentato.

In ogni caso, tornando a Vincenzo Montella rimango deluso non tanto dal tecnico, non tanto dalla società Sampdoria, quanto dalla situazione. Non pensavo che in questo dato periodo storico fosse ancora possibile cedere all’appeal del Milan, una società che si è dimostrata, oggigiorno, molto più allo sbando di quanto si potrebbe definire il Doria, quotidianamente bersagliato per la scarsa programmazione cui si è tacciato con questo cambio di guida tecnica. Non pensavo che i rossoneri di Silvio Berlusconi, che negli ultimi anni sono stati allenati, in ordine sparso, da Clarence Seedorf, Filippo Inzaghi e Christian Brocchi, potesse realmente rappresentare un salto di qualità cui anelare. Non dopo l’esperienza di Sinisa Mihajlovic, ringraziato per il suo tempo e malamente sbattuto fuori la porta, per poi ritrovarsi a Torino, con un progetto sicuramente più concreto, ma con un ridimensionamento che forse nemmeno lui s’aspettava. 

Che Vincenzo Montella si sia lasciato tentare da quella che fu la società di via Turati suona indubbiamente stonato. Suona come una canzone anacronistica: perché se nei primi anni del 2000 c’era la possibilità di sedersi là dove s’era accomodato Carlo Ancelotti, o Fabio Capello, o, perché no, Alberto Zaccheroni, adesso la melodia è chiaramente diversa. Non è più il Milan reduce dalla vittoria in Champions League, ma una squadra che si è dimostrata eccessive volte allo sbando, incapace di conquistare un’Europa che persino la Sampdoria l’anno scorso aveva ottenuto (che fosse sul campo o meno, resta un obiettivo raggiunto). Se quindi da un lato la scelta risulta essere scontata, perché sembra un copione scritto dalla scorsa estate che andava soltanto recitato, dall’altro non può che risultare irreale, per come si è presentata e per come si è verificata.

Quando Montella, infatti, si è liberato dalla Fiorentina per accettare la Sampdoria, a più riprese si è sottolineato che tale strategia fosse funzionale a prepararlo, poi, per il Milan: come se Massimo Ferrero avesse quasi servito a Silvio Berlusconi sul piatto d’argento un allenatore libero, scevro da clausole da versare ai Della Valle. Una mossa che ci si aspetterebbe più da uno degli amici più fidati del patron dei rossoneri, leggasi Enrico Preziosi. Ma stavolta la sponda è quella opposta. O più semplicemente siamo noi a vederci della malizia e il passaggio di Montella al Milan è stato semplicemente un caso fortuito, un disegno voluto, al quale però fatico a credere. Fatto sta che qualunque fosse stato questo disegno doveva concretizzarsi prima di martedì, prima di iniziare a ragionare sul modulo, sui giocatori, su tutta la struttura. Se arrivano conferme su quella che sarà la struttura che avranno in campo Pioli o Giampaolo (il 4-3-1-2 con Correa numero 10), diverse sono le domande che mi pongo dal punto di vista del mercato, già di per sé impostato: se Budimir può rappresentare una promessa che a tutti farebbe piacere, così come Leandro Castan, su cosa si ragionerà, adesso, in pochissimi giorni prima del pre-ritiro? 

Sarebbe stato meglio lasciare Montella alla Figc, così da poter avere un mese in più di tempo per contattare Pioli o Giampaolo, che a questo punto sarebbe sicuramente andato al Milan, ma non quello dei cinesi. Sarebbe stato meglio assicurarci di avere il futuro scritto già a inizio giugno: perché se Walter Zenga, arrivato il 4 giugno, non ha soddisfatto la piazza con dalla sua due mesi interi di ambientamento, più l’esperienza pregressa da giocatore blucerchiato, chissà cosa farà uno Stefano Pioli, probabilmente pronto ad arrivare il 4 di luglio, a mercato iniziato, a ritiro incombente, con una tifoseria da convincere. Per uno scenario così scontato andava gestito tutto con previsione. Che è anche la risposta che vorrei dare a chi dice che l’esonero di Montella era scritto da metà maggio e che il nuovo tecnico era in pre-allarme da prima della fine del campionato. Perché sembra tutto un po’ irreale.

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