Vieri: «Non ho dubbi, Brocchi è all’altezza della situazione»

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Bobo Vieri ha fiducia nelle capacità del suo amico Cristian Brocchi, neo-allenatore del Milan. Parla da amico, sulle pagine della Gazzetta dello Sport, ma lo fa non minimizzando le difficoltà che Brocchi potrà incontrare nel prendere una squadra a sei partite dalla fine con una finale di Coppa Italia da giocare.

 

«Cristian è pronto anche mentalmente per una grande squadra, ne sono certo. Da giocatore, ha respirato per molti anni il clima dei club più prestigiosi e vincenti in Italia, e queste sono cose che contano parecchio, che fanno anzi la differenza almeno in partenza. Non ho dubbi: è all’altezza della situazione e farà una grande carriera, a prescindere da come andrà questa avventura in rossonero».

 

Sei partite e la prima è la Sampdoria: «Sei partite sono comunque niente per giudicare il valore di un tecnico. In un periodo così breve servirebbero miracoli per incidere al cento per cento, e i miracoli evidentemente finora li ha fatti solo Spalletti con la Roma. E la Coppa Italia? È uno stimolo in più potersi giocare subito un trofeo. Portare a casa la Coppa e lasciare immediatamente il proprio segno sarebbe la ciliegina sulla torta. Certo, la Juventus è il peggior cliente possibile, è una squadra straordinaria, solida tecnicamente, ancor più rocciosa dal punto di vista mentale, ma in gara secca ci sono molti altri fattori che possono entrare in ballo. Insomma, tutto può succedere».

 

Brocchi è alla prima esperienza in Serie A, per ora ha lavorato solo con le giovanili: «Ha fatto un bel percorso nelle giovanili del Milan. Ho seguito spesso tutte le sue squadre, le fa giocare bene. Con Cristian non puoi non migliorare come giocatore. Conosce alla perfezione la materia, è duttile, ama il bello: la Primavera del Milan esprime il miglior calcio in assoluto, ha un’identità precisa, riconoscibile, offensiva. Non vince? Beh, per scelta i rossoneri giocano con ragazzi più giovani rispetto alla categoria, e la cosa inevitabilmente incide sui risultati, ma un certo tipo di lavoro paga in prospettiva prima squadra, che poi dovrebbe essere l’unico obiettivo dei vari club. Un’altra cosa che mi ha colpito seguendo Cristian è l’amore che i ragazzi hanno per lui, d’altronde è impossibile che un uomo così non arrivi al cuore».

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