Zenga: «Ivan e Pereira faranno strada. Non firmerei più per un solo anno»

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Prima allenatore della Sampdoria, poi dell’Al-Shaab e ora commentatore tecnico RAI per gli Europei che due giorni fa hanno preso il via in Francia. Walter Zenga ha ripercorso in una lunga intervista a La Repubblica questo suo variegato anno nel mondo del calcio. 

Ora guarda le partite dalla tribuna stampa e con una cuffia indosso, ma il nuovo ruolo non sembra dispiacergli. L’astinenza dalla panchina, però, si fa sentire: «Non sono un esordiente, avevo già lavorato in tv come seconda voce nel 2008, il ct era Donadoni. Il mio ruolo è di appoggio ad Alberto Rimedio, un eccellente professionista. La mia priorità è allenare. Se arrivasse l’offerta giusta di un club, abbandonerei immediatamente la Rai. Altrimenti mi augurerei di proseguire fino al 10 luglio. Vorrebbe dire che l’Italia andrebbe in finale».

Tornando indietro nel tempo, però, c’è una data che ha segnato la sua carriera allenatore,:quel 30 luglio dell’anno scorso in cui la Sampdoria perse malamente subendo 4 gol dal Vojvodina nei preliminari di Europa League. Forse, senza quella sconfitta, l’avventura in blucerchiato di Zenga sarebbe stata più lunga e la stagione sarebbe andata diversamente: «Non credo. Alla quinta di campionato avevamo undici punti in classifica, poi ci siamo un po’ fermati. Quando me ne sono andato avevamo raccolto 16 punti in 12 gare, una media che supera i 48 punti finali. Dicevano che la squadra andava bene perché Eder segnava e Viviano parava. Beh, se anche fosse? Con un po’ di fortuna avremmo anche potuto fare meglio».

Quando gli viene chiesto se anche lui, come Montella, avrebbe accettato la panchina del Doria reduce da quell’inizio di campionato, l’Uomo Ragno risponde seccamente: «Non sono cavoli miei quello che fa Montella. La Sampdoria quando lo ha ingaggiato gli ha presentato un progetto convincente, altrimenti Vincenzo non avrebbe firmato un contratto fino al 2018».

Tuttavia, nella sua breve esperienza genovese era riuscito a mettere in evidenza le qualità straordinarie di alcuni giovani, non facendosi problemi a schierarli in campo: «Per me se un calciatore è bravo ed è funzionale alla squadra, che abbia 17 o 34 anni, gioca. La Sampdoria è messa bene con i suoi giovani, Pereira e Ivan e ci metto anche Correa e Muriel, sono calciatori di valore. È facile avere il coraggio di farli giocare. Pereira con me ha fatto otto splendide partite poi ha pagato un po’ la responsabilità e l’ho “coperto” togliendolo di squadra. Ma ha qualità evidenti. Chi ha una spiccata personalità è Ivan, che fa tutto con grande semplicità. Lui e Pedro in allenamento tiravano talmente forte che la cosa diventava quasi imbarazzante per i compagni. Se non perdono la “fame” faranno molta strada». 

Soriano, De Silvestri, Pavoletti e Izzo i quattro rossoblucerchiati della Nazionale in lizza per una convocazione a EURO2016, poi tutti scartati: «Genoa e Sampdoria non vengono da una stagione di alto livello, per rovesciare certe gerarchie occorreva fare di più a livello di squadre di club. Non credo che Genova sia penalizzata dal suo scarso peso politico. Mi spiace ovviamente per Soriano e per De Silvestri; ricordo che nel sottopassaggio, prima di quel Sampdoria-Fiorentina che mi costò l’esonero, gli comunicai che Conte lo aveva richiamato in azzurro. Eravamo tutti molto felici. Mi rimangono Sirigu e Eder che ho allenato a Palermo e a Genova».

Un’ultima battuta sui rimorsi di questa stagione: «Non firmerei più per un solo anno – conclude – pretenderei un impegno più lungo».

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