Zenga: «Mihajlovic conquistò l’Europa per disgrazie altrui, a me toccava il miracolo»

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Walter Zenga ritorna a parlare della sua esperienza alla Sampdoria, soprattutto in riferimento a come poi sia finita la stagione dei blucerchiati con un allenatore più amato e più quotato come Vincenzo Montella. Si toglie tanti sassolini Zenga, ha parole per tutti, per Ferrero, per lo stesso Montella. Perfino per Mihajlovic.

La verità è che, ora col senno di poi, molti hanno messo in dubbio che il problema fosse Zenga, visto poi l’andamento della Sampdoria con Montella. Il tecnico non nasconde una certa soddisfazione: «È un piccolo risarcimento ma ne avrei fatto a meno, preferivo esser giudicato per il mio lavoro come dovrebbe essere per tutti gli allenatori. In Italia però non è così: se ne incensano alcuni e se ne distruggono altri e spesso il lavoro non c’entra. In Inghilterra Pochettino ha firmato fino al 2021 con il Tottenham, da noi ci sono coach a cui propongono contratti di due mesi. È un fatto di cultura. Da fuori l’Italia è bizzarra: Ventura in Nazionale, Montella l’ha sfiorata, Giampaolo forse al Milan. Tecnici bravissimi, lo dico sul serio, ma i loro punti in campionato? Mentre si massacrano altri che magari di punti ne hanno fatti di più, in condizioni peggiori» afferma sulle pagine del Secolo XIX.

Zenga qualche colpa se la prende, ma ad esempio il Vojvodina non è una delle cose di cui si sente responsabile. È il messaggio a monte che è stato sbagliato: non è stato lui a perderla, ma fortunato Mihajlovic che per meriti altrui c’è arrivato: «Sono rammaricato, per com’è finita, questo sì. L’altra sera ho visto le foto della Sud per i 25 anni dello scudetto e mi sono venuti i brividi. Poche tifoserie sono così, è il mondo che piace a me che resto un tifoso. Potevamo essere grandi amici. Diciamo che non ci siamo capiti dall’inizio.

Ci sono stati soprattutto problemi di comunicazione. Sono passati messaggi non veritieri. Tipo che la Samp l’anno prima aveva conquistato l’Europa e io l’ho persa. Non è così. L’ultima fase di Mihajlovic era stata tragica, ve le ricordate le ultime dieci? L’Europa l’ha centrata solo per le disgrazie altrui. A noi toccava l’impresa di provare a conquistarla da una gara di luglio, con la preparazione appena iniziata e tanti giocatori non pronti. Questo doveva essere il messaggio invece ne è passato un altro e io sono stato l’unico colpevole. Ho colpe, sia chiaro, ma non sono esclusivamente mie. L’esonero è nato gran parte da lì. È stata una partita maledetta, con tante coincidenze maledette: giocatori arrivati da poco, gastroenterite, difesa in emergenza. È andato tutto storto. persino le mie scuse sono andate storte. E Damiano Tommasi, dell’associazione calciatori, il giorno dopo mi ha detto “non si può chiedere scusa ai tifosi, non farlo più”, questa è l’Italia.

Le mie colpe sono anzitutto di non essere stato un buon consigliere per imprenditori e professionisti capaci, come Ferrero e Romei, che di calcio erano ancora acerbi. E il viaggio a Dubai? È la cosa che mi ha amareggiato di più. Ero d’accordo con Ferrero di andare dai miei bambini che qualcuno abbia strumentalizzato il volo mi ha ferito».

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