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2015/2016, il pagellone: Éder Citadin Martins

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Il campionato di Serie A quest’anno ha avuto un re incontrastato e incontrastabile a livello di gol: Gonzalo Higuain, 36 gol in 35 partite, media irreale e record di Nordahl battuto, storia. Ad inizio stagione c’era solo un ragazzo che poteva tenere dietro alle strepitose medie del Pipita, che dava lo stesso apporto alla squadra a livello di gol ma non solo. Quel ragazzo aveva la fortuna di vestire la maglia blucerchiata, con un 23 sulle spalle e 4 lettere su di essa: Eder. Che stagione la sua, davvero controversa. In blucerchiato, la parte che ci interessa strettamente, era semplicemente l’uomo in più, che dava possibilità offensive varie e sempre pericolose, che dava una mano a Regini in copertura. Quando il pericolo sembrava dietro l’angolo lo vedevi vincere un contrasto al limite dell’area, ripartire e 20 secondi dopo era dall’altra parte pronto a mettere in mezzo per un compagno o a provare una conclusione, che spesso e volentieri si tramutavano in gol. L’inizio di stagione è folgorante: doppietta al Carpi, doppietta al Napoli in un minuto rimettendo in pista una gara drasticamente compromessa, gol a Bologna, Roma, Hellas, Empoli e Chievo, e poi ancora a Milan, Genoa e ancora Napoli prima di trasferirsi nella Milano nerazzurra, non la migliore delle scelte col senno di poi, considerato che a gennaio lo avevano cercato anche i futuri Campioni della Premier League, il Leicester di Claudio Ranieri.

Più soldi sia a lui che al Doria, lega più competitiva, grosse chances di entrare nella storia e chissà, magari essere proprio l’uomo titolo che è stato Leonardo Ulloa nel finale di stagione quando Jamie Vardy ha scontato la squalifica nel periodo cruciale della stagione. Poi l’Inter, un po’ alla Giampaolo Pazzini nel 2011, più o meno lo stesso prezzo senza la contropartita Biabiany, ma senza lo stesso rendimento, anzi. Pazzini ci mise 20′ a conquistare San Siro, ribaltando una gara contro il Palermo con una doppietta e un rigore procurato, Éder invece 11, ma presenze per trovare il primo e unico gol in nerazzurro. Tante prestazioni avulse, mai al centro della manovra, mai nel suo ruolo, quello di attaccante tuttofare, perfetto sull’ala sinistra dove però Mancini ha trovato un Perisic ad altissimo livello. Quello dell’Inter non era Éder, non quello ammirato in blucerchiato, quello convocato da Antonio Conte per gli Europei non può essere l’Éder dell’Inter, non vorremmo essere nei panni di Leonardo Pavoletti o Andrea Belotti nel caso, loro che avevano i numeri migliori del 2016 e una chance l’avrebbero probabilmente meritata anche più dell’ex numero 23 blucerchiato. Quanto al voto, dobbiamo per forza scindere la versione blucerchiata da quella nerazzurra: l’Éder sampdoriano merita un 7,5 abbondante, troppo decisivo e importante per quella squadra, sia nei numeri che nelle piccole cose. Quello nerazzurro non vogliamo essere severi ma sarebbe da 5 scarso. La media sarebbe poco più di 6, ma per noi fa fede quanto fatto alla e per la Sampdoria.

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