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Addio a Beccalossi, anche la Samp piange: la lite con Bearzot, il rimpianto blucerchiato, il malore

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Addio al grande centrocampista, bandiera dell’Inter, ma che ha giocato un anno anche con la Sampdoria

Se ne va uno che non è mai stato davvero allineato. E forse è per questo che resta. Evaristo Beccalossi è morto il 6 maggio 2026, a 69 anni. Dietro non c’è un evento improvviso, ma una storia iniziata mesi fa: un’emorragia cerebrale, il coma, poi il risveglio.

Sembrava potesse riprendersi, almeno in parte. Non è andata così. Un talento che non si spiegava, Beccalossi non era facile da leggere neanche quando giocava. Mancino puro, ritmo suo, pause che oggi verrebbero corrette al primo allenamento. Eppure all’Inter decideva partite.

Non sempre, non con continuità. Ma quando succedeva lo capivi subito. Era uno che non seguiva il gioco, lo piegava. A volte geniale, a volte irritante per chi voleva ordine. Ed è per questo che divideva.

Con Enzo Bearzot, ad esempio, non ha mai trovato una sintonia vera. L’esclusione dal mondiale 1982 non era stata digerita da Beccalossi, anche se anni dopo avrebbe capito: “Se mi convocava, l’opinione pubblica avrebbe spinto perché giocassi titolare. Il ct. aveva il suo gruppo, non poteva permettersi altri casini, poi io non ero proprio il suo tipo di giocatore”.

Però è diventato lo stesso un mito, una leggenda con la maglia dell’Inter vestita dal 1978 al 1984. Una leggenda che sbaglia anche come i due rigori falliti nella stessa partita.

Il rimpianto della Sampdoria: un anno in blucerchiato per Beccalossi

Nel 1984 arriva alla Sampdoria. Non è un dettaglio. È una stagione vera, dentro una squadra che stava crescendo. Ma non lascia quello che poteva. Lo ha ammesso lui stesso, anni dopo. Ha dato poco. Senza cercare alibi. E questa cosa pesa più di qualsiasi giudizio esterno.

Evaristo Beccalossi in campo con l'Inter
Beccalossi e il rimpianto Sampdoria (Facebook) – Sampnews24.com

Per i tifosi resta un “se”. Non tanto per quello che è stato, ma per quello che avrebbe potuto essere in quel contesto. Negli ultimi mesi la sua storia aveva già preso una piega diversa. Il malore, il coma, il ritorno alla coscienza. Sembrava una partita riaperta. Poi si è fermato tutto.

Di Beccalossi resta il ricordo di un calciatore che ha incantato. Con le sue pause, le sue giocate fuori tempo, le sue contraddizioni. E con quella sensazione difficile da togliere: che uno così, oggi, farebbe fatica a esistere allo stesso modo.

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