Hanno Detto
Corradi: «Voglio una squadra propositiva. Faremo ancora alcuni acquisti. Lauritsen? Mi aveva colpito nei video»

Bernardo Corradi, tecnico della Sampdoria, promuove il ritiro di Ponte di Legno e indica la strada da seguire tra giudizi sui singoli e calciomercato
Il ritiro di Ponte di Legno ha rappresentato il primo vero punto di partenza della nuova Sampdoria. Al termine del lavoro in Val Camonica, Bernardo Corradi – intervistato da Il Secolo XIX – ha tracciato un bilancio positivo, soffermandosi sul clima trovato all’interno del gruppo, sulle strategie di mercato e sui principi che intende trasmettere alla squadra. Le sue parole:
IL RITIRO – «Un ritiro molto positivo. Fantastico dal punto di vista ambientale con disponibilità totale di chi ci ha ospitato. Avevamo bisogno di qualcosa di famigliare per ricostruire un certo tipo di clima. Internamente ho trovato un ambiente desideroso di ripartire, con entusiasmo. E l’ho cavalcato. Poi ho iniziato a dare. È un insegnamento dei miei genitori: prima di chiedere, dai. Nel mare magnum dell’entusiasmo ci sono tante piccole problematiche, scosse di assestamento preventivate. Io per principio diffido da chi entra in un contesto nuovo dicendo “è tutto sbagliato”. Al di là della delusione della scorsa stagione, non credo sia tutto da buttare».
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IL MERCATO E I TIFOSI – «Diversamente il primo preoccupato sarei stato io… Per me un club deve comunque mettere al centro i tifosi, perché gli stakeholder principali sono loro. Il primo passo verso il miglioramento è una corretta analisi del passato. L’inversione sul tipo di approccio al mercato credo la dica lunga sulla volontà del club di invertire una certa tendenza. So bene che ci saranno ancora contestazioni, che in alcune situazione il club si troverà in una posizione non ottimale, ma le cose vanno cambiate con lavoro e impegno. E soprattutto con i risultati. Senza quelli…».
ACQUISTATI GIOCATORI STRUTTURATI – «No, non è una mia richiesta specifica. Io nelle nazionali giovanili ho convocato sotto età e non strutturati. Penso a Pafundi. In B ci vuole un giusto mix. Però l’approccio alla partita tra giovane e vecchio è lo stesso, ognuno deve ricercare il bambino che ha dentro. Ho avuto la fortuna di allenare Modric, per età vicino a me ma per cultura del lavoro a un diciassettenne. Al talento vanno aggiunti passione, abnegazione, sorriso sulle labbra. L’ho ringraziato».
CONFRONTI CON WALKER, FREDBERG E BRANCO – «Più incontri. Non con Tey. Con Fredberg e Branco. In una riunione c’era anche Walker. Poi un incontro dal vivo, alla Spezia. Mi hanno chiesto molte cose, sul mio modo di allenare, come intendo la professione, approccio a spogliatoio e club».
ALLEGRI – «Lui sul campo ha letture da genio. Un livello di managerialità superiore. Al Milan ha dovuto fare più dell’allenatore. Poi ognuno ha i suoi gusti, ci sono tecnici che piacciono di più e di meno. Alla fine conta solo il risultato e lui ha vinto molto. Quando l’ho chiamato per dirgli della Samp, mi ha risposto “Vai e fai bene, non sentire chi dice che non sei pronto”. Uno non è pronto finché non ha la possibilità di dimostrare».
COME VOGLIO GIOCARE E I SINGOLI BLUCERCHIATI – «L’idea è creare superiorità numerica, che determina palla aperta e attacco di profondità perché come sempre per fare gol devi andare là. Racchiudere un’idea di calcio in un modulo è riduttivo. L’idea che un tuo calciatore riconosca lo spazio da occupare mi intriga. Il club mi ha detto che sarà ancora attivo sul mercato. 3, 5, 8 non lo so. Insigne per ora lo vedo bene. Al di là del ruolo. Lauritsen? Alto ma pulito tecnicamente, bravo in area. L’avevo visto nei video e mi aveva colpito».