Editoriale

Dal disastro si ricostruisca il futuro

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Un’altra sconfitta in trasferta, l’ennesima, un po’ telefonata, un po’ scontata. Ma comunque fastidiosa

Il finale di stagione della Sampdoria è stato un disastro. C’è poco da girarci intorno. Probabilmente per quanto espresso negli ultimi mesi di campionato, il decimo posto ci deve anche andar bene. Abbiamo perso a Benevento, abbiamo perso a Crotone – in casa di due squadre che sono retrocesse – abbiamo pareggiato a Cagliari, perso a Verona con il Chievo e perso a Udine – squadre che hanno lottato fino all’ultima giornata per non retrocedere. Sono risultati maturati tra il girone di andata e quello di ritorno, ma che danno la dimensione di come questa squadra abbia sì un problema con le trasferte, ma che abbia deciso, deliberatamente, di vanificare quel bellissimo lavoro svolto nel girone d’andata. Dal sesto posto, dalla possibilità di andare a insidiare addirittura il quinto, al decimo, con il Torino di Walter Mazzarri pronto a scavalcarci, è stata una debacle che si fa fatica a digerire.

Non ci sono alibi, nemmeno il rigore che il Var ha assegnato alla Spal nella giornata di ieri per il fallo di mano di Caprari. Il divario tecnico con la squadra di Semplici era da far vedere in campo, giocando così come la Sampdoria di Giampaolo era solita fare nella prima metà di questo campionato. Invece ne abbiamo presi quattro – di cui solo i primi tre regolari e utili ai fini del risultato – e siamo usciti dal Mazza con l’ennesima sconfitta in trasferta. Servirà una bella rivoluzione per il prossimo anno, non tanto perché la rosa non sia adeguata, ma perché si è dimostrato che è corta. Con Zapata a mezzo servizio e che il girone di ritorno non l’ha praticamente mai giocato, Quagliarella che ha iniziato ad accusare i normalissimi acciacchi dell’età, Kownacki non ha dimostrato di essere lo Schick dello scorso anno, capace di caricarsi sulle spalle le sorti di un reparto e scatenare un’asta estiva per il suo cartellino. Non può andarci bene ogni anno, insomma, per quanto il giovanissimo polacco abbia buoni colpi da mostrare e che mostrerà sicuramente il prossimo anno. Allo stesso modo da una squadra che sembrava avesse solo trequartisti in rosa, alla fine Giampaolo se n’è ritrovato uno solo, Ramirez, che a pedine ferme non è riuscito a non farci rimpiangere la possibilità di arrivare a Ilicic la scorsa estate. Un vero peccato, perché aveva iniziato la stagione nel migliore dei modi, al di là di quel piglio polemico e rissoso che ha mostrato in campo a più riprese.

Servirà una rivoluzione perché la partenza di Torreira non può lasciarci nelle mani di Capezzi: nulla contro il giocatore, ma fino a oggi l’abbiamo visto in campo meno volte di quante sono le dita di una mano e oltre al saper fare canestro con i piedi da diverse distanze a Bogliasco deve ancora mostrare di avere gli stessi colpi dell’uruguaiano. Così come la cessione di Alvarez ci dovrà spingere a trovare un vice-Ramirez, che potrebbe essere, forse Caprari, a meno che non si voglia remunerare la cessione di un giocatore che bisogna capire che margini di crescita ha ancora da offrire. Continuo a dire che servirà la rivoluzione perché anche in difesa c’è da cambiare: l’eccessivamente esoso prezzo del riscatto di Ferrari – del quale mi ero già lamentato la scorsa estate, raccogliendo più insulti di Preziosi a una festa blucerchiata – rende davvero difficile credere che l’ex Crotone possa vivere un altro anno all’ombra della Lanterna. Dopo Mustafi, dopo Romagnoli, dopo Skriniar, penso sia d’uopo dire che la stagione di Ferrari non è stata quella di un talento pronto a esplodere. O magari esploderà, ma non a Genova. Che il nuovo centrale possa essere Andersen è plausibile e che l’inserimento sia stato graduale proprio come avvenuto con Mustafi e Skriniar potrebbe essere di buon auspicio per la prossima stagione. Puntellare le fasce, invece, è una poesia che conosciamo talmente a memoria che non vogliamo nemmeno ripetere, per nausea.

Questo decimo posto, però, ci dev’essere di lezione: non necessariamente in senso negativo, ma anche positivo. Deve esserci da insegnamento per ricordarci che per metà stagione la sesta forza del campionato è stata la Sampdoria, che ha tenuto testa alla Juventus sette volte consecutive campione d’Italia, che ha avuto la meglio sul Milan, sulla Fiorentina, sull’Atalanta: squadre che sono arrivate a contendersi l’Europa fino alla fine. Gli orobici festeggiano la seconda Europa League di fila, nonostante il Preliminare a fine luglio, ma a quel posto potevamo esserci noi, se avessimo realmente voluto farcela. Non do tutte le colpe a Giampaolo, sia chiaro, perché anche la società, che a gennaio ha preferito l’immobilismo alla riparazione, durante quella fase di calciomercato che nasce proprio per riparare, ha indubbiamente qualcosa da rivedere. Ora godiamoci il Mondiale, con i nostri pupilli pronti a conquistare la Russia, e da metà luglio rimbocchiamoci le maniche. Portaci in Europa, Sampdoria: non te ne pentirai.

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