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Dario Vergassola: «Sampdoria? Il mio tifo è una truffa. L’agente di Fazio…»

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Il comico Dario Vergassola allo scoperto: «Sampdoria? Il mio tifo è tutta una truffa. Il mio agente mi spacciò per il cugino di Simone e finii a “Quelli che il calcio”»

Il comico e showman Dario Vergassola è uscito allo scoperto ai taccuini de La Repubblica e spiegato nel dettaglio come finì per fingersi tifoso della Sampdoria. Nato a La Spezia, ma legatissimo a Bologna, Vergassola non vuole parlare della partita che metterà di fronte blucerchiati e felsinei al “Ferraris” domenica sera.

TRUFFA – «In realtà non ho mai capito nulla di calcio. Ma è tutta una truffa e non chiedetemi della partita di domenica perché non me ne intendo. Fece tutto Carlo, il mio agente. Lo stesso di Fazio, che abboccò. E io arrivai a “Quelli che il calcio”, parliamo di vent’anni fa, o qualcosa in più. Ve lo ricordate Simone Vergassola, il calciatore? All’epoca era alla Samp. E il mio agente s’inventò letteralmente che io fossi suo cugino. E così cominciai. Non capivo assolutamente nulla di calcio, ma sembrava che recitassi quella parte. Poi succede che cominci ad andare allo stadio e ti affezioni, poi con la scusa di avere l’accompagnatore ho portato dentro qualche amico, erano tutti felicissimi».

SCUDETTO – «Ricordo dei parenti che sembravano letteralmente impazziti, festeggiavano con un’enfasi che mi avevano molto colpito, neanche avessimo scoperto il famoso vaccino».

MIHAJLOVIC – «È quel signore che allena il Bologna, se non sbaglio. Ah, Bologna, quanti ricordi: ci sono legatissimo dai tempi del cabaret. Periodo splendido, la città come una fucina di idee. Una volta andai aad intervistare Mihajlovic, giocava ancora nella Lazio. Aveva proprio quell’aura lì, io ero un po’ intimorito, si vedeva anche dall’espressione che era un combattente. Mi presentai dicendogli subito che anni prima ero stato in Puglia ad una manifestazione contro le bombe che tiravano in Serbia. Lui mi guardò strano, poi capì, io sono sempre contro le bombe. E allora cominciò a raccontarmi di quando in casa a pranzo cambiavano stanza per mangiare a seconda di dove sentivano passare gli aerei. Che robe, che esperienze».

SIMONE VERGASSOLA – «Se l’ho conosciuto? Come no, ci incontrammo, e io che ho sempre creduto e credo ancora alla genetica come ad un cosa seria, vedendo lui così bello, alto, moro, mentre io fisicamente sono una ciabatta, gli chiesi “Ma come facciamo noi ad essere cugini?”».

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