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Enrico Mantovani: «Ranieri come Eriksson. La finale di Wembley…»

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Enrico Mantovani, ex presidente della Sampdoria, ha parlato di Claudio Ranieri, tecnico dei blucerchiati, e di alcune similitudini con i grandi del passato

Enrico Mantovani, ex presidente della Sampdoria, ha parlato ai microfoni di TMW Radio di Claudio Ranieri, tecnico dei blucerchiati, e di alcune similitudini con i grandi del passato, ripercorrendo alcune tappe della sua esperienza da numero uno del club.

PASSIONE – «Sono nato a Genova, la Samp la tifavo già quando ero piccolo, mentre papà al tempo simpatizzava Lazio. Poi è diventato presidente, e abbiamo vissuto una favola che è diventata realtà, arrivando alla Serie A, alla Coppa Italia, lo Scudetto… Per le altre squadre sono cose normali, per un sampdoriano un’emozione fantastica, unica, che ho condiviso con le mie sorelle e mio fratello. C’è un amore e un affetto tale che sono fazioso, è la maglia e la squadra più bella del mondo. Già tra quello di mio padre e quello del mio tempo, il calcio è cambiato: nei ’70-’80 c’erano presidenti ben diversi da quelli attuali. La ciliegina sarebbe stata la vittoria a Wembley, ma abbiamo perso contro una delle squadre più forti del mondo».

RETROCESSIONE – «Per me è stata una ferita che non è rimarginabile perché oltre alla delusione, al danno economico e quant’altro, personalmente è come se mi avessero rovinato la creatura stupenda di papà. Come se una volta arrivato in cima all’Everest, quasi, si passasse il testimone. Andare ancora avanti per noi non era possibile, semmai la domanda era quanto potessimo andare indietro. L’annata del ’99 è nata per errori miei, della dirigenza, ed anche un po’ di sfortuna».

RANIERI – «Claudio ha raccolto il testimone di quel calcio, quello vero: è com’era Sven Goran Eriksson. O come Boskov, anche se quest’ultimo era un po’ diverso».

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