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ESCLUSIVA – Donati: «Sampdoria squadra gloriosa. Sarei rimasto»

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Esclusiva SampNews24 – L’ex Massimo Donati: «Sampdoria squadra gloriosa, sarei rimasto. L’Italia? Mi manca solo a tratti, qui in Scozia funziona tutto meglio»

Al contrario di tanti suoi colleghi, una volta appesi gli scarpini al chiodo Massimo Donati ha optato per l’estero. Dopo aver vestito fra le altre la maglia del Celtic Glasgow, l’ex centrocampista della Sampdoria – 19 presenze nella stagione 2003/04 – è tornato in Scozia per gettare le basi della sua carriera da allenatore, prima nelle giovanili dell’Hamilton United e adesso al Kilmarnock, club della massima divisione in cui ricopre il ruolo di vice allenatore. Raggiunto in esclusiva dalla redazione di Sampnews24.com, Donati ha parlato della sua vita fuori dall’Italia e dell’attuale situazione in Serie A, il tutto condito da ricordi blucerchiati.

Com’è la situazione in Scozia? Si può dire che sia il suo secondo Paese?

«Dire di sì. La situazione è che i campionati sono interrotti e hanno già assegnato il titolo in Championship, mentre l’ultimo retrocede. Per la Premiership, che mi interessa direttamente, è ancora tutto in ballo».

Sono passati tanti anni, che ricordo ha della Samp?

«Ho un bellissimo ricordo, son stato in una squadra gloriosa con una grande tifoseria e in una bellissima città. Avrei voluto rimanere a Genova, ma nel calcio si sa come funziona: un giorno sei qua, e domani chissà. Comunque ho un ricordo molto bello, avevo un bel rapporto di amicizia con il ds Asmini».

In panchina, quella stagione, sedeva Walter Novellino…

«Lui è un allenatore veramente di grande carattere, duro quando c’è da essere duri e molto professionale sia dentro che fuori dal campo».

Che impressione si è fatto dall’estero del caos attuale in Serie A? È giusto riprendere il campionato?

«È difficile da dire, bisogna mettere la salute delle persone davanti. È vero che il calcio è un business importante, ma così come il calcio ci sono altre cose importanti e tanti altri settori sono in difficoltà economica. Adesso sta alle persone di competenza capire se c’è la possibilità di ripartire. L’importante è che non vengano messe a rischio altre persone, dopo tutto quello che è già successo».

Le manca l’Italia?

«Sì e no… qua la vita è più organizzata e funziona tutto molto meglio. Mi manca l’Italia ma per la sua bellezza, per come si mangia, per le tante amicizie che ho lì. Sono un uomo di mondo, mi piace stare anche fuori dall’Italia: questo non vuole dire che lo farò per sempre, magari fra un anno rientro, però diciamo che mi sento a casa dappertutto».

Come procede la sua carriera da allenatore?

«Procede bene. Ho fatto due anni di settore giovanile qua in Scozia e adesso sono assistant manager (vice allenatore, ndr), un ruolo che mi può dare tanta esperienza, che poi è quella che mi manca per iniziare la mia carriera da primo allenatore: non vedo l’ora.

Qual è il tecnico che l’ha influenzata maggiormente?

«I due tecnici da cui ho imparato di più sono Gasperini, che ho avuto a Palermo, e Ventura, con cui ho avuto il piacere di lavorare a Bari. Nonostante sia finito nell’occhio del ciclone dopo la parentesi con la nazionale, Ventura è un grandissimo: con lui e Gasp entravi in campi e sapevi già tutto, sapevi esattamente cosa e come sarebbe successo. Ecco – conclude Donati – quando sarò allenatore vorrei che i miei giocatori sapessero già nel dettaglio cosa andranno a fare in partita».

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