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Ferrero-Livingston, non è finita: la situazione

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Massimo Ferrero vede respinto il suo ricorso in Cassazione: permane la condanna per il caso Livingston. Ora rischia il posto da patron blucerchiato

Non sarà la notizia dell’apertura di un’indagine della Procura federale sull’ennesimo piccolo show – gestaccio e insulto – messo in scena domenica scorsa in tribuna, dopo il gol del momentaneo 1-1 con la Roma, a rovinare la giornata di Massimo Ferrero. Benché l’ultima performance non sia passata inosservata – del resto l’ha eseguita proprio davanti ai giornalisti –, e il video che lo immortala sia finito sul tavolo di Giuseppe Pecoraro, che nelle prossime ore agirà di conseguenza. È ben altro il materiale che scotta. E arriva dalla Corte di Cassazione, che ha respinto l’ultimo ricorso di Ferrero contro la condanna ad un anno e dieci mesi per il fallimento della Livingston. Oddio, la notizia è di ottobre scorso, ma il fatto che sia rimasta nel cassetto per mesi non la raffredda, anzi, come vedremo, aggrava la posizione di Ferrero, almeno secondo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport”.

IL FATTO – Ricordate il crac della Livingston? Per il fallimento della compagnia aerea, un anno fa – era il 4 febbraio – il presidente della Sampdoria patteggiò con il gip del Tribunale di Busto Arsizio un anno e dieci mesi. Una condanna tutto sommato lieve, ma sufficiente a farlo decadere dalla carica di presidente della Sampdoria, come prescrive l’articolo 22 bis delle Noif (Norme organizzative interne della Figc), che vieta di assumere cariche di dirigente di società, o ne impone la decadenza, a tutti quei soggetti che abbiano subito condanne superiori a un anno per una serie di reati, compresi quelli fallimentari. Ferrero, sulle prime, provò a resistere, sostenendo che il patteggiamento non fosse una vera e propria ammissione di responsabilità, ma fu respinto dalla Corte federale d’appello, che su richiesta del presidente Tavecchio espresse parere contrario. A quel punto – siamo arrivati a marzo –, il presidente della Sampdoria riuscì a salvarsi in calcio d’angolo, mettendo in piedi l’improbabile ricorso in Cassazione che, comunque, gli consentì di congelare la faccenda. Fino al 12 ottobre, quando la Cassazione ha bocciato il ricorso, com’era prevedibile, rendendo stavolta davvero definitiva la condanna a un anno e dieci mesi per fallimento.

SILENZIO – Sono trascorsi più di tre mesi, ma Ferrero è ancora il presidente della Sampdoria. In Figc non ne sapevano nulla. Eppure, le norme impongono a un soggetto condannato di darne immediata comunicazione alla lega di appartenenza, la quale deve prontamente girare la segnalazione alla Figc. Tutto ciò sembra non sia avvenuto. Quindi, Ferrero avrebbe tenuto la notizia per sé, nel qual caso incapperebbe in un ulteriore deferimento e in una conseguente, logica squalifica.

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