2012

Gasparin: “Ecco come funziona il modello Udinese”

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Sergio Gasparin, attuale direttore generale del Catania, a Genova arrivò l’anno della Champions League, per sostituire Beppe Marotta insieme con Doriano Tosi, nel ruolo di braccio destro. Il suo momento però non fu felice e a dicembre arrivarono le dimissioni del dg: difficile lavorare con la Sampdoria e, soprattutto, gli strascichi del caso Cassano, scoppiato il 29 ottobre, avevano reso difficoltoso il lavoro a Corte Lambruschini. Ai microfoni de Il Corriere Mercantile il dirigente ex Udinese ha voluto parlare dell’esperienza bianconera.

“Il modello dell’Udinese non va analizzato esclusivamente dal punto di vista dello scouting e alla ricerca di talenti: il modello parte sin dai dirigenti che sono stati bravissimi a trovare giocatori di valore e a sfruttare un percorso valido nel tempo. Quando un ragazzo arriva da un altro continente in Europa ha bisogno di abituarsi almeno per i primi sei o sette mesi: soffrono molto a livello agonistico perché in Italia si lavora diversamente. Si punta a inserirlo, quindi, insegnandogli una nuova alimentazione, il calcio italiano e anche a comprendere cosa vuole un allenatore. L’Udinese è una vera e propria scuola”.

“La società organizza anche dei corsi di lingua italiana e aiuta tutti i giocatori ad amalgamarsi con l’ambiente. Nel centro di allenamento c’è anche un ristorante interno che cura l’aspetto alimentare dei giocatori e sono previste delle tabelle specifiche a seconda della provenienza del giocatore. Il ragazzo deve sentirsi il meno possibile un estraneo così da poter esprimersi al meglio. L’erede di Sanchez? Sicuramente Muriel, così come al momento della cessione di Handanovic in casa c’era già Brkic. L’Udinese così attenua l’impatto negativo della vendita e di una dismissione eccellente e riparte da una forza tutta da formare. Così non si è nemmeno costretti a vendere restando con l’acqua alla gola”.

“Ricordo perfettamente i primi tempi di Handanovic: nessuno lo immaginava titolare e sembrava destinato a fare il vice di De Sanctis. Udine però è una piazza tranquilla, competente e ideale per giocatori che hanno oscillazioni di prestazioni all’inizio. Loro si vincolano con contratti di lunga durata e hanno parecchio tempo per conoscere l’ambiente e farsi conoscere e apprezzare. Udine è l’ambiente ideale per maturare al meglio. L’aspetto più particolare è che l’Udinese si sia presentata in Champions League due volte con un bilancio perfetto e in chiaro attivo. Un dato esemplare sia per il momento storico in cui ci troviamo sia per l’importanza in sé del messaggio trasmesso. Il calcio non può permettersi un settore industriale in perdita e quindi bisogna puntare su altri settori come ricerca e innovazione: l’Udinese ce l’ha fatta”.

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