2014

Gastaldello: «Ricordiamo Paolo Mantovani. Siamo uniti nella tragedia di Genova»

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Il ricordo di Paolo Mantovani, nel 21^ anno dalla sua scomparsa, cade dopo tre giorni di grande tristezza per la città di Genova. L’alluvione e la morte che si è portata dietro, lasciano su tutti una coltre di pesantezza che solo il tempo saprà lavare via, come il fango sulle strade.

Nella cornice del Teatro Albatros, a Genova Rivarolo, Daniele Gastaldello e Manolo Gabbiadini prima di prendere la parola hanno osservato, assieme a tutti, un minuto di silezio per Antonio Campanella, vittima dell’alluvione e per tutti i negozianti che hanno perso tutto.
Le prime parole sono di Maurizio Lavagna per presentare il capitano e il capocannoniere della Sampdoria: «Sono due calciatori che Paolo Mantovani avrebbe apprezzato tantissimo» e lascia la parola a Capitan Gastaldello: «Siamo qui per ricordare la persona che più impersona la Sampdoria. Per tutto quello che ha fatto, per l’impronta che ha dato, per lo stile e il comportamento. E poi vorrei ricordare la tragedia appena successa: purtroppo sono cose che accadono e  si ripetono, anche se non dovrebbero succedere. Tutti quanti da noi ai politici dobbiamo fare qualcosa per impedirlo. Ci siamo attivati tutti quanti insieme al nostro presidente per dare il nostro contributo».

«Vi ringrazio per l’accoglienza che ogni anno ci riservate» aggiunge Aiazzone assieme ai due blucerchiati «Ringrazio Maurizio Lavagna per ricordare Paolo Mantovani e i momenti bellissimi che abbiamo condiviso.  È sempre bello ed emozionante tornare qua. Mi unisco al capitano,  per la persona che è mancata e per le persone che hanno subito danni. Speriamo come società di alleviare seppur in modo leggero le loro sofferenze». Anche Gabbiadini si unisce alle parole del Capitano ringraziando e sottolineando che ora è legato alla Sampdoria: «Ringrazio voi perché fa sempre piacere partecipare a queste manifestazioni. Quest’anno sono un giocatore della Sampdoria e sicuramente non mi muovo, il prossimo mercato non si sa. C’è ancora tempo e io  non ci penso».

Dal nostro inviato Gabriele Corso

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