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Giampaolo manda segnali: «Non sopporto più la sconfitta, quando perdo ammazzerei»

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Giampaolo a tutto tondo: «Non conosco il mio futuro, non ho avuto contatti con altri club. Rispetto la Samp, ma restare per tanto tempo non è facile»

Il suo futuro alla Sampdoria non è mai stato così in discussione come in queste ultime settimane. Il tecnico blucerchiato Marco Giampaolo, dopo tre anni di permanenza a Genova, potrebbe dire addio al club doriano, ma tutto si deciderà nell’incontro che si terrà la prossima settimana con il presidente Massimo Ferrero. Intanto, però, l’allenatore abruzzese ha concesso un’interessante intervista al Corriere dello Sport, toccando anche l’argomento relativo a Daniele De Rossi, che ha confessato la sua volontà di lavorare con lui: «È una cosa che mi ha confermato tramite Sabatini qualche settimana fa e che mi aveva anticipato lui lo scorso anno, quando siamo andati a giocare a Roma. “Quando smetto, mi piacerebbe lavorare con te” mi disse. Le sue parole mi hanno fatto piacere perché De Rossi è un campione. Non lo conosco personalmente se non per qualche scambio di battute, ma è un leader, un pretoriano, e questo aspetto di lui mi ha sempre affascinato».

Difficile, invece pensare di poterlo allenare, soprattutto a Genova: «È un’idea romantica, ma penso che De Rossi non indosserà la maglia di un’altra squadra italiana: o andrà all’estero o chiuderà la carriera. E credo sia giusto così: le grandi bandiere devono capire qual è il momento giusto in cui smettere e lui lo farà. Il mio telefono per lui? Sempre acceso. In barca con me può sempre montare – ha scherzato il tecnico –, poi vedremo se andremo a motore, e quindi con una direzione sicura, o se invece andremo a vela, dove ci porterà il vento».

Si passa quindi a parlare del suo futuro alla Sampdoria, un argomento sul quale Giampaolo non sembra avere affatto le idee chiare: «Non ho deciso niente e non ho ricevuto offerte da altri club. Aspetto di parlare con il presidente Ferrero e di confrontarmi con lui. Non ho una strategia in vista di questo incontro. Zero. Valuteremo il lavoro fatto in tre stagioni, cosa si può fare e dove si può arrivare. Non leggo i giornali e non ascolto la tv. La verità è che in questo momento ho soltanto bisogno di staccare. Ho vissuto un anno intenso e ho necessità di fare discorsi con me stesso, a mente lucida e serena. Lavorando tutti i giorni dalle 9 alle 20 al campo non ci riesco».

Ciò non significa comunque che sia da dare per certo un addio a Genova in vista della prossima stagione: «Non è detto. Io ho rispetto per la Sampdoria e in questi anni ci siamo tolti delle soddisfazioni battendo tutte le più forti a eccezione della Lazio. Quando vinci contro Juventus, Napoli, Milan, Inter e Roma vuol dire che hai lavorato bene, che sei cresciuto. Sapevamo e sappiamo di non essere a quel livello, ma non partiamo battuti. Già questo è importante. In più abbiamo valorizzato tanti giocatori, sui quali la società aveva investito, e abbiamo belle strutture che la dirigenza ci ha fornito. Rimanere tanto tempo nella stessa squadra non è facile. Né alla Samp né altrove. Quando uno inizia un’avventura professionale non pensa ai termini di scadenza, anche se tutti siamo in scadenza. Soprattutto gli allenatori che hanno sempre la valigia dietro la porta. Io come tutti non so quello che mi riserverà il domani. Sicuramente non sopporto più di perdere. Per me ogni sconfitta è diventata una lacerazione e ammazzerei qualcuno quando vengo sconfitto».

In tanti dicono Roma, ma Giampaolo se la cava con un battuta: «Il sogno di Ferrero è acquistare la Roma ed evidentemente tutti quelli che mi vorrebbero sulla panchina giallorossa sono… parenti di Ferrero. Oppure lo dice Ferrero stesso (ride, ndr)». Si parla quindi di alcuni elementi della rosa doriana: «Per Quagliarella sarà sempre e solo una questione di motivazioni. Se dovesse vincere la classifica dei marcatori, il prossimo anno dovrà iniziare con un nuovo traguardo. Praet da grande squadra? Sì, anche se il ruolo che in futuro lo potrà proiettare tra i migliori d’Europa è quello di play basso, davanti alla difesa, e non di mezzala: avevo deciso di utilizzarlo lì, ma poi è arrivato Ekdal che ci ha dato spessore internazionale. Praet può essere il Modric o il Pjanic del domani. Saponara? Ha avuto più continuità rispetto alle ultime annate, ma qui è in prestito e questo non è un aspetto secondario. Sicuramente avrebbe meritato quel gol alla Juventus».

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