2014

Il Pagellone del calciomercato da 1 a 10: da Sergio Romero a Riccardo Pecini

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Calciomercato chiuso, considerazioni già elaborate e giudizi arrivati. Tra chi esce insoddisfatto da questo mercato e chi esce soddisfatto, noi abbiamo deciso di tracciare il nostro pagellone, da 1 a 10, cercando di trovare i punti salienti del mercato blucerchiato e queli negativi, perché la perfezione non appartiene al genere umano e la quadratura del cerchio ha sempre qualche sbavatura. 

1 – La situazione Romero. L’estremo difensore è tornato dal Mondiale in Brasile da vice-campione e resterà alla Sampdoria nel ruolo, probabilmente, di terzo o secondo, dietro Emiliano Viviano. La Sampdoria in Serie A è forse l’unica squadra ad avere tre possibili titolari, perché Da Costa l’anno scorso lo è stato, Romero è appunto un vice-campione e l’ex Arsenal è tornato in patria appositamente per quello. Caso vuole che dei tre l’unico che abbia giocato nell’ultima stagione è il brasiliano, bistrattato con consuetudine. 

2 – La trattativa Rodriguez. Lecchiamo ancora le ferite di quanto compiuto nel gennaio del 2013, quando la Sampdoria decise di investire nel mercato sudamericano prelevando l’esterno destro dell’Universidad de Chile. Un suicidio economico che ha respinto l’argentino nei pressi della sua patria, perché adesso gioca al Gremio, dove soltanto domenica ha finalmente disputato la sua prima partita da titolare. E a giugno rischia anche di tornare alla Sampdoria. 

3Eder Balanta. Un mese intero, quasi, perso per il difensore del River Plate, voluto da tutti, bistrattato da altrettante squadre, tranne la Sampdoria, che lo ha inseguito fino alla fine. Il Liverpool, senza dimenticare la Roma con Walter Sabatini in prima linea a bloccare eventuali trattative. Si fosse spostato dall’Argentina sarebbe stato chiaramente per un top club, dopo il Mondiale, eppure non è accaduto. La Sampdoria aveva dalla sua la forza economica, ma qualcosa non ha funzionato. Se ne riparlerà a gennaio, ma il tempo perso con gli intermediari poteva essere sfruttato per acquistare un altro difensore.

4 – La sorpresa di Massimo Ferrero. Non c’era, è ovvio, e anche se ci fosse stata, è saltata subito, dopo pochi giorni. I tifosi ci hanno creduto, però, l’hanno aspettata, e i nomi si sono susseguiti in un’eterna voragine di dispiacere. S’è parlato di statue, s’è parlato di Pato, Osvaldo, e chi più ne ha, più ne metta. Aizzare la folla è realizzabile, Cassano lo ha insegnato all’Italia, ma nel sacco devi avere qualcosa da mostrare dopo. 

5 – L’affare Campaña. Per quanto il riscatto possa essere al doppio della cifra spesa per acquistarlo dal Crystal Palace, l’arrivo dello spagnolo è un errore che non si dovrebbe compiere. Prendere un giocatore sul finire di luglio, per poi bocciarlo un mese dopo, tanto da rifugiarsi in Marchionni, dimostra che la valutazione compiuta è stata errata. Troppo errata. Se però poi il Porto abboccherà, il 5 potrà trasformarsi in un 8. Con buona pace di José, del Crystal Palace e delle vedove spagnole.

6 – Mesbah. Serviva un esterno sinistro, un vice Regini, un giocatore che potesse sopperire alle eventuali defaillance dell’ex Empoli. Arriva Djamel, che da anni veniva accostato alla Sampdoria e finalmente riesce ad arrivare. Spinta, sostanza e una trattativa conclusa nel più breve tempo possibile, con Lucci e l’avvocato Romei che concretizzano all’Atahotel senza perdere tempo. Un nome che circolava da tempo, sin dal 20 agosto, che da Parma hanno provato a smentire e che non ci metterà troppo a farsi apprezzare.

7 – La sincerità di Juan Antonio. L’argentino lascia la Sampdoria dopo tre stagioni e mezzo, dopo una promozione in Serie A con Beppe Iachini e dopo aver trascorso più tempo in viaggio che ad allenarsi con la società blucerchiata. Gli mancavano due anni di contratto, arrivò – insieme con Magrassi e Berardi – in un’operazione maxi col Brescia: tutti e tre hanno visto distrutte le loro speranze di successo col Doria. Lascia la Sampdoria con sincerità, con affetto, ringraziando tutti, con occhi limpidi, a cuore aperto.

8L’arrivo di Romagnoli. Da un prestito secco la Sampdoria è riuscita a ricavare un diritto di riscatto per il difensore più promettente del calcio italiano. La Roma si preserva, giustamente, con un controriscatto non troppo alto rispetto al normale, ma in ogni caso a Genova, a giugno prossimo, se Sabatini verrà a bussare, ci saranno 3 milioni guadagnati per aver valorizzato un giovane. Soldi subito rispendibili.

9 – Le cessioni di Osti. Salvo il capitolo Romero, il ds della Sampdoria riesce a piazzare tutti gli esuberi della rosa, senza far rimanere nessun elemento di troppo. Nel finale vanno via Sampietro, Juan Antonio e Magrassi, senza alcuna rescissione e senza colpo ferire. E collocare Campaña in poco tempo, con una formula che può tornare favorevole alla Samp, è sicuramente degno di lode. 

10 – Riccardo Pecini. Rientrato dal Monaco, dopo un momento di indecisione da parte della dirigenza sul tenerlo o meno, Pecini ha dimostrato di non aver perso mai la stoffa dello scout. In un solo mese porta a Genova Denis Baumgartner, Adam Barry, Jose Angel Blanco dal Real Madrid, Luka Djordjevic dallo Zenit di San Pietroburgo e prova anche a chiudere di persona per Lisandro Lopez, recandosi di persona in Portogallo: fallisce, ma non può andare tutto bene. Un ritorno necessario e apprezzato.

Fuori classifica: il mancato ritorno di Antonio Cassano. Non gli diamo un voto preciso, perché FantAntonio ha sempre diviso la piazza. A dover di cronaca, però, ancora una volta abbiamo perso l’occasione per riabbracciare il numero 99, il nostro numero 99. Ci ripenseremo a gennaio. Ancora una volta, come l’ultima volta.

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