2014

La domenica con Lei – A mani vuote: parte terza

Pubblicato

su

Terza sconfitta consecutiva per la Sampdoria in quel di Catania. Sconfitta meritata aggiungerei, senza paura di essere smentito. Il Doria si è presentato alla sfida del Massimino con assenze pesanti e determinanti ai fini della prestazione. Mihajlovic ha deciso così di utilizzare la partita per provare alcuni giocatori finora poco, o per nulla, utilizzati. Non mi soffermerò ad analizzare le singole prestazioni, nonostante una nota di merito vada fatta doverosamente all’ottimo Fiorillo (determinante ai fini del risultato finale), ma cercherò di porre l’attenzione su quelli che, secondo me, sono stati i temi tattici della partita. 

Inanzitutto è bene partire dalla formazione iniziale, fortemente rimaneggiata e, di conseguenza, mancante nello sviluppo del gioco di quegli automatismi che hanno finora contraddistinto la compagine blucerchiata. Il modulo adottato, il 4-2-3-1, non ha trovato la piena realizzazione degli obbiettivi nella prima frazione di gioco. Se è vero che entrambe le squadre non hanno quasi mai giocato su ritmi altissimi (eccetto estemporanei innalzamenti), è altrettanto vero che la Samp, in particolare, ha fatto fatica nel dare continuità alla fase di ripartenza. Il piano tattico di aspettare il Catania e cercare di colpirlo in contropiede non ha, soprattutto nel primo tempo, beneficiato della concretezza dei suoi interpreti e della continuità nel ricercare l’uno contro uno degli esterni offensivi (Sansone e Wszolek). Gli automatismi di cui parlavo si sono tradotti esplicitamente in alcuni movimenti, sia senza palla che con, fatti non sempre bene o a metà, che hanno caratterizzato tutta la partita del Doria. Mi riferisco alla larghezza della maglia difensiva blucerchiata, con i due centrali e i terzini spesso in difficoltà nei tagli in profondità degli attaccanti avversari e nel posizionamento per fare il fuorigioco, e ai problemi mostrati dai due interni di centrocampo nell’abbassarsi a ricevere palla per iniziare l’azione. 

Nella ripresa le cose sono migliorate sensibilmente in fase offensiva grazie allo spostamento di Sansone dietro la punta Okaka e al conseguente innalzamento del baricentro, dovuto anche al fatto che il Catania si era abbassato per placare la possibile rimonta. Non più ripartenze ma presidio stabile della metà campo avversaria. La forza propulsiva del Doria non ha però beneficiato di quella cattiveria necessaria per fare il gol: ne sulla conclusione a rete ne sull’ultimo passaggio. Talvolta mancava un elemento, talvolta l’altro. Dopo il bellissimo gol del pareggio, la Samp ha continuato a faticare moltissimo nel contenere la velocità degli attaccanti avversari, soprattutto i movimenti di Bergessio (giocatore che starebbe benissimo nel modulo di Mihajlovic). Sono tre le occasioni concesse al Catania faccia a faccia con Fiorillo: in una di queste si è concretizzato il gol che ha chiuso psicologicamente la partita. 

Il Catania ha meritato il successo, tenendo così viva la flebile speranza di salvarsi. La Samp, invece, ha peccato soprattutto nel primo tempo, dove non è riuscita a dare velocità e concretezza alle sue ripartenze. Gli esperimenti fatti da Mihajlovic restano comunque utili e necessari. Ora sarebbe bello che il teatrino della conferma o meno finisse e con questo anche la serie di sconfitte consecutive. Vero che il campionato è ormai giunto al termine ma è altrettanto vero che il futuro passa inevitablimente per il presente e che non è mai un bene darne per scontato lo sviluppo. La permanenza di Mihajlovic, così come l’esito delle prossime partite, dipendono dai protagonisti principali di queste storie. Guai a pensare il contrario. 

Exit mobile version